Colgo l'occasione per ringraziare tutti, in primis chi ci supporta e sopporta seguendo e commentando... Buone feste a tutti e che il 2014 sia un buon anno!!!
lunedì 23 dicembre 2013
sabato 14 dicembre 2013
Il segreto del Louvre
Soli sulla deserta spiaggia
di Le Havre, discutemmo brevemente sulla strada da seguire. Il ritorno in
Inghilterra era precluso dalla pesca miracolosa di Kartoffen, così come un
disperato inseguimento del transatlantico: non si intravedeva alcuna barca in
grado di prendere il mare. Qualcuno accarezzò anche l'idea di percorrere il
nord della Francia alla ricerca di un'imbarcazione per tentare la traversata
oceanica con mezzi propri, ma – anche ammesso di trovare qualcosa e di voler
correre il forte rischio – non avremmo mai trovato abbastanza carburante.
Decidemmo così di avviarci a Lisbona, non senza passare
prima dalla vicina Parigi per recuperare l'oro di Kartoffen e, possibilmente,
un mezzo di trasporto: nessuno di noi era un genio in geografia, ma sappiamo
tutti che l'Europa è grande come il Texas e che Lisbona è al capo opposto,
rispetto a Parigi.
Ci avviammo a piedi: gli Angeli avevano detto che la città
era a due passi, e infatti molto presto ci trovammo fra le rovine della
periferia. Ancora qualche istante, e udimmo una voce da dentro un rudere
intimare di identificarci. Dalla parlata francese, indovinammo che si trattava
di partigiani, così dicemmo di essere soldati americani. Deponemmo le armi, e
subito un drappello di tre individui si fece avanti. Eravamo fortunati: si
trattava di giovanetti imberbi, era probabile che non avessero mai sentito
parlare di Otto, e infatti non lo riconobbero. Furono, anzi, molto gentili:
conosciuta la nostra meta, il capo ci offrì anzi ospitalità per la notte nel
loro rifugio segreto.
Mentre discorrevamo, il Pagano e Kartoffen ebbero
l'intuizione di una bestia umanoide che si celava nell'oscurità di qualche casa
diroccata e ci spiava. Era possibile, come ci confermarono i partigiani: si
doveva trattare del Divoratore, probabilmente un esperimento nazista che ogni
notte minacciava le loro vite.
Seguendo un paio di partigiani assegnatici come guide,
raggiungemmo in breve tempo una galleria della metropolitana che era stata
adattata a rifugio di alcune delle brigate della resistenza francese, quanto
meno della Liberté, della Egalité, della Fraternité e della Marat (poco
fantasiosi e poco religiosi, questi giacobini), e forse anche altre di cui non
incontrammo membri.
Dopo aver superato qualche posto di blocco urlando insulti
ai crucchi come parola d'ordine (incluso un pittoresco vituperio ai danni di
Otto von Skorzery, che si era imbrattato ad arte il volto) e subito un
rimprovero a distanza a carico del capo partigiano che ci aveva lasciato
entrare con troppi pochi controlli, ci fu permesso di accucciarci in un
anfratto coperto di paglia per la notte.
Non era certo un posto tranquillo, anche se non capivo il
francese so che nella notte fui svegliato: a quanto intendemmo, anche e
sopratutto grazie all'interpretazione di Kartoffen che nel suo passato da spia
aveva sviluppato un notevole poliglottismo, il Divoratore aveva colpito ancora,
e proprio il caposquadra che ci aveva ammesso al rifugio era sparito.

Mesi prima, i partigiani avevano subito un disastroso
attacco da parte di esseri nazisti (morti potenziati sotto il controllo umano?
Mostri geneticamente modificati?) che sembravano inarrestabili e stavano
causando disastri, quando d'improvviso si era udito un urlo provanire dal
Louvre. Tutti gli esseri si erano diretti, come rispondendo ad un richiamo,
verso l'antico museo (che si trovava nella parte della città controllata dai
francesi), vi erano entrati, e da allora non si era più saputo nulla di loro.
Solo uno non aveva raggiunto il Louvre, cadendo in una trappola, ed era stato
ucciso non senza difficoltà.
Ora, la domanda era: chi – o cosa – si nascondeva nel
Louvre? Nessuno dei partigiani, salvo un rinnegato tedesco, aveva il coraggio
di andare a scoprirlo.
Servivano degli eroi, o dei pazzi.
lunedì 9 dicembre 2013
Incontro o r-incontro!!!
Gli Angeli! No, di più, gli Arcangeli!
Essi sono tornati fra noi, nuovamente mi hanno illuminato
con la propria presenza, dopo che già mi avevano sollevato dal fango e indicato
la retta via del Signore, mentre ero immerso nel peccato!

Con l'umiltà che li caratterizza, si schernirono, non
accettando l'esaltazione. I miei compagni erano perlessi: non capivano la loro
altissima autorità, e quasi pareva loro che la mia dignità di Reverendo fosse
sminuita perché l'investitura non era avvenuta da parte della Chiesa, ma da ben
più eccelsa Autorità.
Essi ci hanno indicato la via. Mentre con il solo tocco
delle mani (e con un kit di pronto soccorso) curavano le piaghe di Kartoffen,
ci posero alcune domande, e ci rivelarono che un altro transatlantico era in
partenza per Lisbona. Mi chiesero anche se sapevo con chi mi stavo
accompagnando, ma compresero bene che solo con noi c'era per lui speranza di
redenzione, e il buon pastore non abbandona la pecorella smarrita, nemmeno se
si tratta di un crucco feroce.
Infine, Essi si sono allontanati, lasciandoci sulla spiaggia
con il nostro libero arbitrio.
Ma so che li rivedremo.
giovedì 28 novembre 2013
Il comandante Kartoffen

Lisa non passò nemmeno la notte con noi. Joe spostò il
mobile, ripose la sedia, rimosse il capello, fece uscire Lisa, poi incollò un
capello fra stipite e porta, appoggiò la sedia, spostò il mobiletto.
Dormimmo un paio d'ore, e la mattina ripartimmo, con la sola
Jeep, verso Brighton, dove si diceva fossero rimaste molte delle barche in
disarmo dai tempi della guerra. Vi arrivammo senza intoppi, e non faticammo molto a trovare un peschereccio
in condizioni non troppo disastrose, in grado di prendere il mare con pochi
accorgimenti. Eravamo quasi pronti quando il Pagano cominciò a mostrare segni
di inquietudine, e in effetti, poco dopo, comparve in fondo alla strada la
figura funesta di Skinner, il morto forse diabolicus che avevamo visto a capo
di una schiera di morti intento a saccheggiare città! Il varo del nostro
peschereccio fu eseguito a rapidità da record, ed eravamo già in mare quando
Skinner giunse al molo, e ci guardò sibilando che ci saremmo rivisti. Era
comunque chiaro che, se avesse voluto, avrebbe potuto prenderci.
La notte ed il viaggio procedettero quasi tranquilli, salvo
un paio di aspetti inquietanti. A metà notte, passò non lontano da noi una
figura immensa, che non faticammo a riconoscere con un sommergibile tedesco.
Per fortuna ci ignorò, ma non era consolante pensare che ci saremmo imbarcati
su un transatlantico statunitense con sommergibili tedeschi in giro. L'aspetto
più pericoloso era, però, la presenza di Kartoffen a bordo.
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No. Semplicemente, Kartoffen, all'ultimo turno, aveva
pensato che avremmo gradito una colazione di pesce e aveva gettato le reti
nelle minatissime acque davanti al porto di Le Havre. Aveva pescato una bomba.
domenica 24 novembre 2013
Pignolerie
Un'altra notte insonne. E non dico insonne per osannare il
Signore, come sarebbe pure giusto e comprensibile, ma per discutere fra umani:
nemmeno la consapevolezza di trovarsi fra mura amiche ci poté regalare il
riposo dei giusti – forse perché alcuni fra noi giusti non sono.
Quando ci fu assegnata una camerata tutta per noi, con i due
custodi di Kartoffen davanti alla porta, io avevo sperato nel riposo, ma non
tutti condividevano la mia stessa fiducia. Gli iniqui temono l'iniquità.
Joe approntò un ragguardevole dispositivo di sicurezza (o
meglio di paranoia): incollò un capello fra stipite e porta per verificare che
nessuno l'aprisse e richiudesse a sua insaputa, appoggiò una sedia al legno
della porta per essere svegliato dal rumore di chi fosse entrato e un mobile
per rendere più difficoltosa l'apertura. Non appena ebbe finito, Kartoffen gli
chiese di parlare con lui in privato.
Joe spostò il mobile, ripose la sedia, rimosse il capello e
uscì con il crucco. Noi eravamo alquanto irritati da un simile contegno di
segretezza, anche perché la nostra fiducia era oramai limitata. Dopo molti
minuti rientrarono: Joe incollò un capello fra stipite e porta, appoggiò la
sedia, spostò il mobiletto. Allora il Capitano pretese quanto avevamo
concordato: che Joe e Kartoffen ci raccontassero separatamente cosa si erano
detti. Per primo volemmo sentire Joe, che così
spostò il mobile, ripose la sedia, rimosse il capello, fece uscire
Kartoffen (e su richiesta di questi anche Lisa) e poi incollò un capello fra
stipite e porta, appoggiò la sedia, spostò il mobiletto.
Ci raccontò che Kartoffen gli aveva chiesto appoggio,
rivelando che aveva grandi ricchezze in oro nascoste in Francia, con le quali
avrebbe potuto pagarci il biglietto verso gli Stati Uniti; avevano poi parlato
dei morti; infine, gli aveva chiesto del litigio con Lisa, e lui gli aveva
risposto che lei gli aveva fatto delle avances, ma lui aveva rifiutato.
Nessuno di noi prestava veramente fiducia a quanto diceva;
specialmente il rifiuto alle avances di Lisa (la cui immagine femminile era
bene impressa nella mente di ciascuno) pareva davvero inverosimile, salvo le
ipotesi di omosessualità. Io non potei fare a meno di rimarcare come questo
fosse peccato. Joe provò a discolparsi alludendo ad una probabile difficoltà nell'igiene
intima, ma nessuno gli diede veramente credito. Joe ci nascondeva qualcosa.
Il Capitano, invece, confermò la questione delle ricchezze
nascoste: lui stesso ne era a conoscenza da tempo, da quando aveva accolto fra
noi il crucco, e da tempo sapeva anche la sua vera identità, ma asserì di aver
tenuto tutto nascosto per tenere coeso il gruppo e perché contava di poter
usare gli ori del nazista.
Facemmo entrare Kartoffen.
Joe spostò il mobile, ripose la sedia, rimosse il capello,
fece entrare Kartoffen e poi incollò un capello fra stipite e porta, appoggiò
la sedia, spostò il mobile. Lo mettemmo spalle al muro perché non potesse
comunicare con il suo sospetto interlocutore. La versione di Kartoffen fu
considerevolmente diversa: certo, ammise di aver parlato di morti, ma questo
era il meno. Tanto per cominciare, secondo lui era stato Joe a provarci con
Lisa, e non viceversa (e qui la versione pareva più affidabile), in secondo
luogo non citò le ricchezze. Solo al confronto bofonchiò che chi si era fatto avanti,
fra Joe e Lisa, era un particolare irrilevante, e dovette ammettere la
questione del suo tesoro, assicurandoci però che l'avrebbe diviso con noi, e
che anzi era sua intenzione sin dall'inizio.
Decidemmo di tenerli fra noi, ma chiedemmo se qualcuno avesse
qualcosa da nascondere.
Il Pagano sostenne di avere talora delle sensazioni su fatti
che avrebbero avuto conseguenze nefaste, ma non disse nulla circa l'essere a
volte posseduto dal Demonio.
Io, per conto mio, dissi che avevo ricevuto il sacerdozio da un'Autorità ben più alta di
quella ecclesiastica. Qui devo dire che ricevetti accuse infamanti.
Kartoffen, alle mie critiche e alla mia ipotesi che il
Giudizio fosse arrivato, mi accusò di non sapere nulla della morte e della vita
oltre la morte. Lui, lui che non aveva nemmeno letto l'intera Bibbia! Fremetti
d'indignazione, e gli promisi di leggergli tutte le Sacre Scritture. Non osò
ribattere, sconvolto da tanta Verità.
mercoledì 20 novembre 2013
La Dottoressa (Papessa) alle grandi manovre...
I nostri ospiti incalzarono il traditore tedesco con
domande: in particolare, non riuscivano a capire cosa lo avesse spinto a
lasciare la Germania, visto che là avrebbe potuto avere una posizione di grande
prestigio. Kartoffen rispondeva, semplicemente, che non voleva servire i morti.
Strano, visto che, come ci fu rivelato, aveva guidato il team nazista che aveva
compiuto le prime sperimentazioni genetiche sui morti condotte dal Reich per
creare mostruosi esseri al suo servizio, compresa una serie di cloni
supersoldati (uno dei quali era il vecchio pazzo che aveva scoperto al
castello).
Io pensai che era certo un uomo malvagio, ma se il Signore
l'aveva posto sulla nostra strada, era senza dubbio per un motivo valido.
Voleva che io lo redimessi? Era possibile. Inoltre, forse voleva che le
conoscenze dei tedeschi fossero rese note, tramite lui, a questi inglesi che
stavano cercando una cura per l'epidemia. Così, con il consenso del Comandante
e degli altri membri del gruppo, ottenemmo che la vita di Otto Kartoffen fosse
risparmiata: avrebbe rivelato le sue conoscenze sui morti, e noi lo avremmo
portato via con noi.
Comunque, gli furono assegnate due guardie, con il compito
di non perderlo di vista durante tutta la sua permanenza del centro – le armi,
del resto, ci erano già state requisite all'ingresso, secondo una consolidata
prassi di sicurezza resa necessaria dopo che degli appartenenti ad un gruppo
nemico (blasfemo come gli uomini continuino a volersi del male anche in una situazione
di comune disgrazia e in spregio agli insegnamenti del Cristo!) si erano
introdotti nella fortezza fingendosi bisognosi d'aiuto, arrecandovi numerosi
danni.

La mattina seguente fummo introdotti nel laboratorio, dove
due morti erano legati: una donna orrenda e sbavante, senza un braccio, legata
al muro da quattro catene che cercava di staccare invano, e un altro crocefisso
alla parete. Erano i soggetti degli studi della dottoressa, sino ad allora
vani. Ma c'era qualcuno più eccezionale di loro: il dottor Pelegatti, il
celeberrimo autore del Sine Requie! Egli aveva incontrato un gran numero di
morti, compreso un Diabolicus in Spagna, che lo aveva contattato perché era
stato raggiunto dalla sua fama. Chiedemmo ed ottenemmo di assistere
all'incontro fra tre dei massimi conoscitori dei morti: il dottor Pelegatti
(massimo esperto del Sanctum Imperium, dal quale era stato tuttavia esiliato
perché il Papa – ecco l'antico oscurantismo cattolico! - aveva decretato che
tutti i morti fossero uguali e non senzienti); Otto Kartoffen (depositario di
molte conoscenze del Reich); la dottoressa Diana Selftidge (forse la miglior
studiosa delle Terre Perdute).
Non avevamo che da apprendere, e forse l'umanità avrebbe
avuto grandi vantaggi da questo incontro.
sabato 16 novembre 2013
Visita ai Four Ravens
Il viaggio alla volta di quel che resta di Londra, lasciato
il castello dei sopravvissuti “appesantiti” di qualche utilissimo litro di
carburante, procedette sotto la benevolenza del Signore, che non frappose
ulteriori malignità da debellare.

Ad un certo punto, trovammo addirittura un carro armato, uno
Sherman visibilmente in disuso – aveva perfino un cingolo staccato – che però
volemmo egualmente ispezionare. Il Capitano mandò avanti il nostro carrista di
fiducia, il disertore Kartoffen. Circostanza singolare per qualcuno che
asseriva di essere stato un carrista, la sua stazza gli permetteva a stento di
inserire la testa nella carlinga: di far passare le spalle non c'era modo. In
effetti, era evidente che non avremmo trovato nulla, ma il Capitano aveva
ordinato la missione per rendere chiaro che nessuno, oramai, credeva che
Kartoffen fosse veramente chi asseriva di essere.
Procedemmo ancora un poco e, come previsto, ci trovammo
circondati da un gruppo di militari con divisa inglese. Non sembravano avere
cattive intenzione, così deponemmo le armi di buon grado. Solo in quel momento
ci rendemmo conto che Joe e Liza erano spariti. Il Capitano chiese ed ottenne
di cercarli, prima di raggiungere me e Kartoffen al rifugio dei sopravvissuti
che avevamo incontrato. Arrivarono al centro poco dopo di noi, con Joe e Liza
fra i quali doveva essere accaduto qualcosa di spiacevole, perché i cinguettii
dei giorni precedenti avevano lasciato il luogo a musi lunghi. I più maliziosi
ipotizzarono che lei avesse avuto una spiacevole sorpresa nel momento in cui si
era trovata sola con lui, ma le spiegazioni plausibili erano molte.
Il centro nel quale ci trovavamo, che ospitava un centinaio
di sopravvissuti, era una vera e propria fortezza, mirabilmente organizzata e
splendidamente difendibile, al cui interno si trovavano orti, piccoli
allevamenti, un refettorio, cucine, camerate...e laboratori.
Già, laboratori.
mercoledì 13 novembre 2013
Informazione di servizio
Ragazzi se non vi basta Dies Irae da poco è consultabile il blog dell'altra campagna a Sien Requie che stiamo giocando in Gilda del Grifone... eccovi il link
SINE RUSSIA
ciao
SINE RUSSIA
ciao
martedì 5 novembre 2013
Il segreto nelle segrete...
La scena che trovammo nelle segrete era orribile: le pareti
erano tappezzate di simboli nazisti, per terra era tracciato con il gesso un
simbolo esoterico al cui centro era legato il cadavere della prima bambina
scomparsa nel castello, smembrata e ricucita con il filo di ferro. In quella
sorta di tempio pagano erano presenti anche tre libri, probabilmente blasfemi
anche se non ne intendevo il significato. Uno, in particolare, aveva pagine
alternativamente bianche e nere: Kartoffen cominciò a trafficarvi, poi di colpo
impietrì. Non so perché, ma il Pagano cominciò a vibrare di rabbia, quasi come
quando aveva attaccato l’Atrox, ma si trattenne a stento dallo scannare il
compare tedesco. Il Capitano fu pronto a strappare il libro dalle mani di
Kartoffen, il quale poco dopo si riprese dalla trance, dichiarando di conoscere
il colpevole di tutto.

Arrivammo al dormitorio ed il pazzo era lì, mentre nessuno
mostrò di essersi accorto di una sua possibile precedente assenza. Alle prime
domande di Kartoffen, il tizio ebbe una risposta inattesa: dichiarò “Io so chi
sei tu”, e si dispiegò in tutta la sua altezza, che era davvero ragguardevole:
ora non sembrava che un lontano parente del pazzo raggrinzito che avevamo visto
in cortile. Gridò ancora di sapere chi fosse Kartoffen (avrebbe pure potuto
avere il garbo di rivelarlo anche a noi) e provò a darsi alla macchia, ma non
prima di aver sganciato una bomba a mano nel dormitorio. Per fortuna Kartoffen
e il Pagano furono lesti, il primo a gettare l'ordigno fuori dalla finestra, il
secondo a colpire con un preciso lancio di tomahawk la gamba del pazzo, il
quale, ferito, rovinò giù da una finestra, verso l'esterno del castello.
Non speravamo per nulla che la caduta potesse averlo ucciso,
così uscimmo alla sua ricerca: quando arrivammo sul posto, però, trovammo solo
alcune tracce di sangue, che portavano verso il muro di cinta, finendo ad un
certo punto come d'incanto. Era un altro passaggio segreto! Non era stato ben
richiuso, ma mentre lo percorrevamo sentimmo una raffica di colpi, sventagliate
di mitragliatrice: quando sbucammo nella segreta adattata a tempio, trovammo
Joe che infieriva su quello che aveva tutti i requisiti per sembrare il pazzo,
pur essendo oramai irriconoscibile. Joe sosteneva che prima gli avesse offerto
ricompense in cambio di aiuto e alleanza, poi l'avesse minacciato. Disarmato,
non aveva speranze contro Joe, benché si mostrasse convinto di poterlo
sconfiggere. Invece, ora era ridotto ad un ammasso informe di carne.
Il mattino dopo, ottenuti cinque litri di benzina quali
ringraziamento per il nostro intervento, ripartimmo. Anche se fu solo grazie ad
un colpo di fortuna che non saltammo tutti in aria: nel girare la chiave,
Kartoffen la ruppe, e così notò che qualcuno aveva messo dell'esplosivo al
plastico collegato con l'accensione.
Joe ipotizzò che qualcuno
potesse avere messo l'esplosivo mentre lui era intento ad inseguire il bimbo,
ossia nell'unico momento in cui non sorvegliava la Jeep. A dire il vero, il
nostro misterioso avversario avrebbe potuto agire anche mentre tutti
inseguivano “fantasmi” o ispezionavano segrete. Joe stesso aveva controllato
(da solo) la Jeep per la maggior parte del tempo, non sempre. E comunque lui si
spostava in moto, non in Jeep, insieme alla bella Lisa.
sabato 26 ottobre 2013
Il mistero del castello...
Confidando in Colui che vigila sopra la nostre teste e senza
il consenso del quale non cadono dodici passeri, nonché nella buona fede dei
nostri ospiti, io andai a dormire sereno nella vecchia stalla in disuso che ci
era stata assegnata, ma non tutti seguirono il mio esempio, procurandoci non
pochi guai. Joe, con la sua mania per la Jeep, rimase sotto una tettoia, il
mezzo in vista, mentre la pioggia scrosciava tutto attorno.
Credo che anche altri siano rimasti svegli perché quando,
dopo un sonno troppo breve, ancora nel cuore della notte, fui svegliato da uno
sparo, ero rimasto solo nella stanza. Mi affacciai alla porta, e subito capii
che tutto era sotto controllo: in caso contrario, il Capitano non sarebbe stato
tranquillamente in piedi in mezzo al cortiletto. Joe aveva appena mostrato
tutto il suo eroismo quasi riuscendo nell'impresa di ammazzare un pericoloso
bimbo con un colpo di mitraglia: la sua versione dei fatti era di aver visto
un'ombra, di averla seguita e di averle sparato (secondo la sua versione
accorgendosi appena in tempo che si trattava di un bambino, più probabilmente
aveveva clamorosamente sbagliato mira), per poi vedere il misterioro (e basso)
individuo scoppiare in lacrime dicendo fra i singhiozzi che voleva solo vedere
da vicino un soldato americano.
Prima che la situazione potesse diventare imbarazzante, dato
che era sopraggiunta anche la ronda armata della comunità, un fatto inquetante
prese prepotentemente la scena: si udirono delle urla femminile, una risata
sgraziata, ed ecco una luce che si muoveva apparendo e scomparendo dalle
finestre del piano di mezzo.
Tutti ci precipitammo sul posto, ma sembrava che il
portatore del lume fosse sparito. Tutti, tutti avemmo la stessa intuizione:
girando il lampadario sul muro esterno si apriva uno stretto passaggio segreto,
che costeggiava il muro. Senza por tempo in mezzo, ci slanciammo dentro, uno
alla volta; tutti tranne Kartoffern, che si trascinò a fatica nel corridoio,
visto che, alto e robusto com'è, ci passava appena. Facemmo appena in tempo a
vedere il lume balenare lontano.
Diversi altri ingressi al passaggio si susseguivano a
intervalli irregolari, e Joe ebbe quasi modo di proseguire la sua crociata
contro gli infanti: aprì, infatti, una porta che a suo avviso si trovava nel
punto in cui era svanito il lume e, scoperto che dava su una stanza di donne e
bambini, pensò subito che i colpevoli delle sparizioni e della “maledizione”
del castello fossero questi ultimi. Chi altro, del resto, avrebbe potuto
passare agevolmente per quell'angusto passaggio (nel quale noi stavamo
camminando tranquillamente, peraltro...).
Riuscimmo a dissuaderlo dal fare giustizia sommaria e
seguimmo ancora il percorso del passaggio segreto, che si concludeva su
un'ampia scalinata di collegamento interna (non seguiva dunque il muro di
cinta). Proprio alla fine del passaggio, però, si trovava una stretta scala a
chiocciola che scendeva verso gli scantinati: non potevamo che calarci
dabbasso.
venerdì 18 ottobre 2013
L'Old Sir Jonson

Li seguimmo entrambi, e del resto Lise aveva già trascorso
qualche tempo con loro: erano organizzatissimi, considerati i tempi. Al nostro
arrivo ne diedero prova, sgominando con un sistema di trappole, e senza rischi,
un gruppo di morti che li stava attaccando. Furono ospitali: ci accolsero fra
di loro e ci offrirono di condividere il loro cibo nella mensa comune. È
meraviglioso trovare ospitalità e gentilezza in una terra così desolata. Solo
Joe decise di non fidarsi e di rimanere a piantonare la Jeep, sicché la tenera
Lisette gli portò un piatto di zuppa.
Notammo che erano, però, tristi e malinconici (e uno,
storpio, in particolare era completamente pazzo: il Pagano e Kartoffen gli
parlarono a lungo, immagino senza costrutto). Ne domandammo il motivo, e
scoprimmo che una maledizione gravava, a loro avviso, sul castello.
Figuriamoci: su ogni castello inglese grava una maledizione,
a sentir gli abitanti! Negli anni erano scomparse alcune donne e ragazzine, in
seguito ritrovate morte, forse dopo qualche rito: l'ultima era stata, per
esempio, una fanciulla scomparsa e ritrovata a mesi di distanza, legata ad un
comignolo e appena uccisa (non era ancora rianimata). Francamente, sembra
surreale parlare di maledizione quando ci sono morti redivivi ovunque, ma la
questione sembrava turbare particolarmente gli abitanti.
Impartii una benedizione, recitai una preghiera e andammo a
dormire.
sabato 12 ottobre 2013
Lo scherzo di Kartoffen
Eravamo tutti molto fieri del nostro operato: non capita
tutti i giorni di eliminare non tanto un gruppo di cannibali deformi (e
comunque per fortuna non ce ne sono molti in giro), ma soprattutto un morto
così orrendo e feroce, rimanendo magari un po' feriti, ma vivi. La ragazza che
avevamo liberato, che disse di chiamarsi Lise, fu molto grata per la
liberazione a tutti tranne che a uno: Kartoffen.
Il suo ribrezzo per la divisa – ed il passato – da nazista
era più forte del sollievo per la salvezza: troppe ne aveva patite dai
maledetti crucchi, prima e dopo l'Apocalisse. Era infatti una partigiana
francese, che da più di dieci anni combatteva per la liberazione della sua
patria dai tedeschi, e, a quanto ci narrò, Parigi era ancora contesa e divisa a
metà da un muro. Ci raccontò infatti notizie inaudite sul continente: la
Germania era retta da una dittatura feroce, in Italia era tornato un papato di
stampo controriformistico, e le due potenze erano ora rivali (al punto che
l'Italia appoggiava i partigiani francesi). Nulla si sapeva dell'URSS, ma
pareva che fossero i soli due Stati organizzati.
Lise era tornata in Inghilterra con il suo fidanzato (ossia
il morto che avevamo trovato sulla strada non lontano dalla casa) a recuperare
dei parenti e tentare di andare tutti assieme al transatlantico verso gli USA.
Dato che quella era la sua meta, le offrimmo di unirsi a noi, cosa che fece di
buon grado.
La sera consumammo parte del
cinghiale rimasto: il Capitano aveva saggiamente deciso di sfruttare la casa
per la notte. Molto meno saggiamente, Kartoffen pensò di giocarci uno scherzo
nel cuore della notte, gridando l'allarme senza che nulla fosse accaduto. A
dire il vero, fu Lise a dire che non era accaduto nulla, sostenendo di essere
sveglia, ma siccome una bellissima ragazza è più credibile di un vecchio nazista traditore, decidemmo tutti di fidarci
di lei e, quando Kartoffen, finito il turno, si addormentò, gli giocammo il
vecchio scherzo delle botte con le calze piene di pietre.
giovedì 3 ottobre 2013
Scontro con l'Atrox di nonna Amelia

Che stavano facendo gli altri? Io e Joe da soli non avevamo
speranza. Il Capitano aveva pensato bene di disinteressarsi alla questione e di
entrare nella casa dove, come scoprimmo in seguito, finì i due moribondi da me
colpiti, più un terzo individuo e si intrattenne a consolare la fanciulla
prigioniera.
Il pagano, invece, dopo aver sistemato alla bell'e meglio la
gamba di Kartoffen, si era appostato a venti metri da noi e, vedendoci in
difficoltà, si mosse per raggiungerci. Il crucco, invece, era rimasto a fare a
pezzi i due primi colpiti sul sentiero, prima che si risvegliassero, con il
tomahawk che l'indiano gli aveva consegnato con mille raccomandazioni di cura.
Vedendo la cosa in corpo a corpo con Joe, sentendosi incapace di raggiungerlo
in tempi brevi date le ancora preoccupanti condizioni della gamba, penso bene
di scagliare in nostra direzione l'ascia da guerra indiana.

Aveva però colpito, insieme all'inguine di Joe, anche la
borraccia nella quale era tenuta della benzina, della quale si sparse. Joe
smise di colpire con il machete, e gettò il sigaro acceso sulla morta: un gran
fuoco purificatore pose fine alla sua scellerata esistenza.
domenica 29 settembre 2013
Il Signore è il mio pastore, non manco di nulla...
Viaggiare in Jeep è senza dubbio molto meglio che
scarpinare, è meglio anche di spostarsi con la nostra vecchia Scoreggiona, ma
non c'è mezzo che garantisca un percorso agevole e sicuro su queste tormentate
isole britanniche. Non avevamo percorso molta strada, quando incontrammo una
trappola che, per nostra fortuna, era già scattata a spese di quacun altro: un
albero abbattuto da mano umana bloccava la strada.
Il Capitano ci fece segno di smontare, e subito trovammo un
morto, intrappolato sotto il tronco, che potemmo smembrare senza difficoltà, ma
soprattutto (assai più interessante) le tracce di una moto che uscivano dalla
strada. Dove c'è una moto, c'è anche benzina, e noi eravamo già quasi in
riserva. Il Capitano lasciò me e il pagano a controllare la Jeep (forse nella
speranza che, rimanendo soli, io riuscissi a convertirlo), mentre egli guidò
Kartoffen e Joe in avanscoperta, attraverso un bosco.
Non so bene come si sia sviluppata la missione, ma ad un
certo punto sentimmo una forte esplosione, come di mina antiuomo, e decidemmo
di lasciare la Jeep per correre in soccorso dei nostri compagni, forse feriti,
forse in difficoltà (per sicurezza, comunque, portai con me le chiavi). Poco
dopo, udimmo degli spari, delle urla di dolore.
In effetti, subito incontrammo Kartoffen gravemente ferito,
con una grossa scheggia piantata nella gamba: aveva ricevuto l'ordine di
venirci a chiamare in silenzio, perché il nemico sembrava pericoloso. Visto che
non correva rischi immediati, io mi mossi alla volta del punto dove si
trovavano il Capitano e Joe, mentre il pagano prestava a Kartoffen i primi
soccorsi. Mentre mi avviavo, il crucco mi avvertì che il terreno intorno era
minato: c'erano fili tesi nel sottobosco.
Il Capitano e Joe avevano già steso due individui deformi usciti
dalla casa a verificare chi avesse fatto esplodere la mina: stavano ora
agonizzando su una sorta di sentiero sminato. Il problema erano gli altri,
arroccati in una specie di cottage. Non potevamo nemmeno distruggere tutto con
qualche bomba a mano, sia perché la moto era fra noi e la casa e avrebbe potuto
esplodere, disperdendo la preziosa benzina, sia perché urla udite dai miei
compagni all'arrivo testimoniavano inequivocabilmente che là dentro si stava
perpetrando una violenza carnale a spese di qualche povera fanciulla (che però
probabilmente soleva andare in giro con abiti troppo provocanti, e avrei dovuto
redarguirla a dovere). Che gli inquilini fossero malvagi era testimoniato dal
grande pentolone che si trovava nel cortile, e nel quale bollivano membra
umane.
Purtroppo, oltre che malvagi, erano anche armati: due fucili
uscivano dalle due finestre centrali. Il Capitano ebbe un momento di eroismo:
“Joe, coprimi”, ordinò seccamente, ed eccolo correre verso il lato della casa,
con una bomba in pugno. Joe voleva davvero coprirlo, con la sua grande
mitragliatrice, e irrideva la pistola che io avevo appena estratto.
“Se riesci a colpirli con quella, credo in Dio!”
Se c'è una cosa che la Bibbia
insegna, è che non si deve provocare il Signore: la sua mitragliatrice si
inceppò, mentre due colpi precisissimi partivano dalla mia arma a mano,
colpendo a morte i due fucilieri alle finestre.
mercoledì 25 settembre 2013
Separati alla nascita
Il capitano Webster mi ha fatto richiesta di aprire un dibattito sulla somiglianza tra lui e Il curte, voi cosa ne pensate:
Di seguito aprirò un sondaggio, così se non vi sentite di commentare potete almeno votare!!!
Di seguito aprirò un sondaggio, così se non vi sentite di commentare potete almeno votare!!!
domenica 22 settembre 2013
Visita guidata alla Rolls Royce
I nostri ospiti di guidarono per un lungo percorso, ben
difeso anche da campi minati, sino alla roccaforte della comunità: la vecchia
fabbrica della Rolls Royce. Qui fummo accolti dalla leader del gruppo, una
quarantenne che, nonostante i tempi duri che aveva dovuto affrontare,
conservava ancora chiara traccia della sua bellezza, che si accompagnava ad un
baffone. A loro riferimmo dell'incursione di insoliti morti che avevamo
incontrati: le loro difese sarebbero state messe a dura prova.
L'accoglienza fu squisita: ci accolsero fra loro, ci
invitarono al loro desco, ed io volli ringraziarli organizzando una Messa e
pregando per tutta la durata della cena. Mi resi anche disponibile ad officiare
un matrimonio fra il Baffone e una sventolona. Ci furono anche mostrate le loro
linee di produzione: riadattando le vecchie macchine, creavano delle vere e
proprie autoblindo preziose contro morti e vivi, benché tremendamente assetate
di carburante. Le vendevano poi ad altre comunità di sopravvissuti in cambio di
vettovaglie: la loro attività era preziosa per la Gran Bretagna, vissuta quasi
come una missione, e infatti ci offrirono di sistemare una vecchia Jeep per il
viaggio, posto che riuscissimo a trovare carburante (immagino che dovrò
rinunciare ad usare il mio caro lanciafiamme).
La signora chiamò un ragazzo che si muoveva a scatti, in
modo strano, ma che era un vero e proprio genio dei motori: nonostante l'aiuto
di Kartoffen, in appena un paio di giorni rimise in funzione la Jeep, e potemmo
ripartire alla volta di Dover.
Vi comunico che questo week end, abbiamo avuto la fortuna nonchè l'onore di conoscere uno dei mitici autori del nostro gioco preferito (in realtà l'autore è il Leo, purtroppo noi abbiamo dovuto accontentarci del promoter), il Curte... Grazie di tutto, Matteo, ci siamo proprio divertiti!!!
P.s. Purtroppo, come al solito direi, il tirapacchi di Simone è arrivato in ritardo anche per la foto... ma si può!!
sabato 14 settembre 2013
Arrivo a Derby

Per sicurezza, alzai la croce bene in vista, in modo che
eventuali malintenzionati esitassero di fronte al rischio di offendere il
Signore, mentre Joe scivolava a nascondersi fra le rovine. Intanto, Kartoffen,
il nostro meccanico più esperto (il che testimonia quanto siamo messi male)
smontò dal posto di guida per vericare il guasto: con gesto competente, si
infilò sotto il mezzo e iniziò a smanettare. Dopo poco, riemerse, dicendo che
non c'era nulla da fare. Rapidamente, ma solo dopo l'intervento di Kartoffen,
una vasta chiazza di benzina si sparse al suolo.
Mentre ancora stavamo indugiando, qualcuno nascosto fra gli
stabilimenti ci intimò di abbandonare le armi e di alzare le mani. Kartoffen,
che già si era esercitato nella nobile arte abbandonando i suoi commilitoni per
venire fra noi americani, abbandonò all'istante anche gli stuzzicadenti e si
prostrò al suolo, davanti allo stabilimento. Il Capitano, invece, cercò di
parlamentare e di non mostrarsi remissivo sebbene, in verità, la voce non
sembrasse particolarmente minacciosa. Di certo la nostra posizione era
difficile: come ci faceva notare il nostro celato interlocutore, loro ci
avevano sotto tiro mentre noi nemmeno sapevamo dove fossero. Il Pagano provò a
bluffare sostenendo di averli individuati, ed io volli dargli man forte
indicando il punto preciso dove essi si nascondevano. Disgraziatamente, indicai
il nascondiglio di Joe.
Posammo le armi, fummo perquisiti ma subito gli abitanti di
Derby si dimostrarono accoglienti e gentili: volevano solo sincerarsi che non
facessimo parte dello Scottish Army, la banda di briganti che, ci raccontarono,
stava devastando la zona. Averne uccisi un paio fu un ottimo biglietto da
visita.
sabato 7 settembre 2013
Lo Scotland's Arm
Non ci sbagliavamo. Un paio di chilometri di strada più
oltre, infatti, trovammo una sorta di autoblindo recante le stesse insegne che
c'erano sulla moto: bandiere scozzesi. Eravamo troppo allo scoperto per
nasconderci, troppo inermi per affrontarli, così bluffammo, e devo dire che i
presunti banditi non solo non ci derubarono, ma furono perfino gentili, forse
per il rispetto dovuto a un sacerdote quale io, indegnamente, sono. Stavano
proprio cercando i tre che avevamo massacrato, e si lamentavano della loro
inefficienza. Ci diedero anche alcune informazioni: a Derby, noto per la sua
produzione di auto blindate (che speravamo di poter comprare), erano dei morti,
dei morti senzienti a condurre la produzione. I banditi odiavano quel posto,
dunque noi ci dirigemmo là: non ci avrebbero mai cercato fra i morti, anche se
avessero intuito chi aveva ucciso i loro compagni.
Purtroppo, il posto era lontano, ma decidemmo egualmente di
incamminarci, senza deviare per Stone on Trent, anche a costo di passare la
notte all'addiaccio. In realtà, lo decise il Capitano, sulla base di una
sensazione del Pagano: benché fosse priva di fondamento, il graduato si fidò.
Sul momento non compresi il perché, ma quando la strada ci portò, nella notte,
a passare su una collina dalla quale si poteva vedere il villaggio, notammo che
esso era in fiamme e, con il binocolo del Capitano, scoprimmo che era in preda
ai morti(Skinerr rulez). Uno di loro aveva un aspetto particolarmente malvagio:
esso guardava verso di noi, con un cipiglio da far accapponare la pelle.
Ci allontanammo quanto più rapidamente potemmo. Non molto
oltre, dopo avere ucciso un cinghiale, magistralmente scuoiato e ridotto in
pezzi trasportabili da me e dal Pagano, avvistammo una cascina apparentemente
disabitata, nella quale forse avremmo potuto passare la notte. Joe e Kartoffen andarono in esplorazione, il primo
con felpato passo da felino, il secondo con andatura da bufalo.
Joe ebbe allora un'idea: dividersi, così eventuali occupanti
della casa avrebbero attaccato il tedesco, e lui (forse) sarebbe potuto
intervenire. C'era, però, solo il cadavere di un vecchio denutrito.
La cascina era molto povera, senza cibo, ma con combustibile
a sufficienza per organizzare una grigliata di cinghiale.
Dormimmo poche ore. La mattina dopo ripartimmo a bordo del
vecchio trattore. Non avremmo compiuto molta strada, però: Joe, nello sparare
verso il vecchio cadavere che stava aggredendo Kartoffen, aveva anche dato
fuoco a tutte le sue scorte di nafta. Un grande spreco, ma il morto era andato
fuori combattimento in pochi attimi.
mercoledì 4 settembre 2013
La lunga strada verso casa...
Otto anni da quando Iddio ha iniziato il Giudizio. Otto anni
da quando i nostri stessi compagni hanno iniziato ad alzarsi e ad attaccarci.
Otto anni, oramai, che siamo asserragliati con pochi altri vivi in questo lembo
d'Inghilterra, a Liverpool, e solo con il Suo aiuto ci siamo salvati. Ora,
forse possiamo tornare a casa. Bene fecero i Padri Pellegrini ad abbandonare
questo luogo di peccato, già allora condannato, ed ora si sono visti gli
effetti. Certo, anche negli Stati Uniti il peccato ha messo radici, ma non
pochi sono i baluardi di purezza.
Il Capitano ha intercettato una trasmissione radio: pare che
una nave dei nostri compatrioti abbia attraccato a Le Havre, e sia ferma in
attesa di riportarci oltreoceano. Di questi tempi, captare una trasmissione del
genere non può che essere un segnale divino, e dunque ci siamo messi in viaggio
verso sud, portandoci dietro anche il tedesco rinnegato.
Siamo partiti a piedi, quasi privi di cibo ed
equipaggiamento oltre alle nostre armi con poche munizioni, alla Bibbia e al
mio crocefisso. Geronimo, il Pagano, pigro come al solito, si lamentava del
lungo percorso da compiere a piedi, come se San Francesco non si fosse sempre
mosso con il solo ausilio delle gambe, ma non c'era scelta.
A volte il Signore illude e confonde coloro che non credono
in Lui, e così pose dinnanzi al Pagano, e a noi tutti, una moto con sidecar,
che sembrava in perfetta efficienza, lasciata di fronte alla farmacia di un
paese semidistrutto. Siccome bisogna sempre ringraziare Iddio per i doni che ci
pone dinnanzi, ma essere prudenti nell'afferrarli perché potrebbero essere
esche del Demonio, il Capitano ci organizzò in assetto di guerra: il Pagano,
tiratore scelto, e Joe rimesero indietro a coprirci, mentre io e Kartoffen
avanzavamo. Improvvisamente, udimmo il rumore di un'arma inceppata, e in un
lampo vedemmo la canna di un fucile sporgere da una finestra della casa di
fronte alla farmacia. Mi parve di udire anche una bestemmia uscire da quella
maledetta finestra, e il resto fu un attimo: il Pagano e Joe aprirono il fuoco,
noi tre ci gettammo nella farmacia, dove ci attendeva un secondo bandito, che
Kartoffen mise subito fuori combattimento. Io feci appena in tempo a leggergli
alcuni versetti da Isaia prima di farlo a pezzi.
Fuori, intanto, Joe si era esposto per sparare, e un terzo
bandito era uscito, provando a colpirlo: il copo del Pagano fu così preciso che
questa volta non ebbi tempo nemmeno per un versetto. Intanto, il bestemmiatore
aveva lanciato dalla finestra una bomba, la quale però, invece di colpire Joe,
fece esplodere la moto. Fu l'ultimo suo atto: una sventagliata del mitra del
Capitano, salito al primo piano dell'edificio della famacia, mise fine per
sempre alla sua criminale attività.
Nonostante i rischi, non era stata una cattiva giornata:
nella farmacia trovammo del materiale medico e sui corpi dei nemici utili armi
e munizioni. Era meglio, però, rimettersi in viaggio: la moto portava i chiari
segni di apparenenza ad una banda, e se costoro erano l'avanguardia, non era
salutare fermarsi ad attendere il grosso della truppa.
domenica 23 giugno 2013
I 5 dell'Oca Ferox
per poter legare la nostra campagna alla prossima uscita del nuovo manuale di Sine Requie ho dovuto apportare qualche cambiamento alla campagna che avevo in testa. Sempre Terre Perdute, ma quelle occidentali... la locandina la dice lunga...
martedì 14 maggio 2013
Ci scusiamo per l'attesa...
Allora, sono qui per annunciarvi che a causa dell' approssimarsi dell'estate abbiamo deciso di provare nuove esperienze e così ci siamo lanciati nella folle impresa di giocare ad Anime&Sangue, del vulcanico Curte...
se volete seguire le nostre avventure pre-estive (e chissà che non continuino anche dopo l'estate) ci trovate qui..
La furia degli spiriti
se volete seguire le nostre avventure pre-estive (e chissà che non continuino anche dopo l'estate) ci trovate qui..
La furia degli spiriti
martedì 9 aprile 2013
Il grande Ritorno!!!
Preparatevi fedeli seguaci del culto della Rasata, i figli della lupa stanno per tornare... e in nuove strabilianti vesti!!!
Eccovi un piccolo aiuto...
Eccovi un piccolo aiuto...
domenica 3 febbraio 2013
Ringraziamenti
Eh beh, che dire, siamo arrivati alla fine di questa gloriosa campagna, per il momento le nostre avventure nel mondo di sine terminano qui: Colgo l'occasione per ringraziare tutti coloro che ci hanno fin ora seguito, se volete continuare a seguirci però ci siamo spostati da questa parte:
Avventure nel Vecchio Mondo
sabato 19 gennaio 2013
Epilogo
Su ciò che rimaneva de IlCairo calò
un silenzio innaturale. Dove prima si muovevano centinaia, forse
migliaia, di persone, dopo l'intensa luce, scaturita da chissà cosa,
vi era solo macerie e devastazione.
Improvvisamente si mossero delle
pietre, un incredulo Ruggiero emerse, intatto, coperto di polvere e
detriti, da quello che prima era il palazzo del faraone. Ricordava
di essere stato tratto in arresto dopo che le panzane di don Matteo
non erano servite a placare l'ira del redivivo Ramesse. Ricordava
uno scontro tra lo stesso e un altro faraone, del quale sospettava la
provenienza, poi un'improvvisa luce interruppe il titanico scontro.
I suoi pensieri furono interrotti da un
rumore, delle grida d'aiuto, qualcun'altro era sopravvissuto a
quell'apocalisse? Si avvicinò rapidamente al luogo di provenienza
delle urla, dopo aver spostato alcune macerie il maestro ospitaliero
cominciò a parlare: “ Chi sei? Capisci cosa dico? Dove sei
esattamente?” dopo alcuni attimi di silenzio, che parvero
interminabili, una voce roca a lui familiare rispose: “ Qui, è il
comandante BARACCA, la presa dell'Egitto procede con qualche
difficoltà”.
Alla corte del faraone
Tratto da “Sacra storia del Sanctum Imperium per la scuola
media”, ed. Papalia, AD 1973
Breve fu, invece, il rapporto con gli eretici del Nuovo
Egitto, dove un inviato del demonio si era avvolto in alcune vecchie
bende e spacciato per un antico faraone, Ramesse II, tornato a regnare
sulle sue genti, su un territorio che chiamò Regno di Osiride. Costui pretendeva
di essere adorato come un Dio, mostrando dispregio per le più elementari
evidenze che ci mostrano come esista un solo Dio, quello cattolico. Aveva
inoltre assoggettato i morti al suo volere. Ma la storia avrebbe
mostrato quali conseguenze tremende attendano chi commette una simile
blasfemia e chi, come il popolo egiziano, le asseconda.
Le prime notizia di questo regno blasfemo arrivarono nel 1954,
e molto saggiamente, sua Santità il papa inviò alcuni ambasciatori, guidati
dall'illustrissimo Inquisitore Sua Eccellenza Spengler, ed alcuni prodi
e campioni di fede Ospitalieri, già distintisi nella presa di Malta, fra cui
ricordiamo almeno Fratello Ruggero ed il pio Don Matteo Maria del
Torchio, con il suo notaio, Antonio Maria Accobelli.
I doni del Demonio avevano reso la società egiziana avanzata,
perché sempre il demonio blandisce i suoi servi con ricchezze terrene
(petrolio, denaro, maestose sculture di pietra) e con la lussuria (molte donne
camminavano a petto ignudo per via).
Quando la Santa delegazione giunse al Cairo, notò subito che
il Demonio “Ramesses” stava covando bellicosi progetti: oggi sappiamo
che avevano camion, carri armati (alcuni ricoperti d'oro), navi da guerra degli
eretici britannici e stavano perfino studiando i sommergibili degli eretici
luterani.
Del resto, era evidente che l'intesa fra i vari nemici
dell'unico vero Dio e della Chiesa era stretta: benché formalmente anche alla Santa
delegazione fosse stato assegnato uno spazio analogo a quella tedesca, il primo
incontro con il sedicente Faraone fu illuminante.
Qui, benché i delegati papali fossero stati proditoriamente
attaccati dagli eretici luterani, le guardie egizie non solo non protessero
i giusti (i quali, comunque, grazie al Suo aiuto ebbero la meglio nello
scontro, con tre feriti a due), ma anzi equiparano rei e vittime. Poi, Ramesses
(che si faceva accompagnare da un servo stregone che si faceva chiamare con il
nome del quarto Arcangelo, che qui non scriveremo perché troppo sacro per
essere avvicinato ad una simile blasfemia) mostrò di gradire i grossolani doni
(ori, ricchezze terrene, il sommergibile strumento di morte) offerti dagli
eretici, e non quelli spirituali e artistici inviati da Sua Santità. Segno evidente
del suo animo malvagio.
Ma, da sempre, il demonio preferisce usare la lussuria
per tentare gli uomini, così offrì in dono alle due delegazioni una avvenente e
disponibile schiava, che fu subito accettata dagli eretici, mentre la proposta empì
di giusto furore Spengler, che per questo fu decapitato seduta
stante. Ne seguì il caos.
Don Matteo Maria del Torchio cercò di ricucire la
situazione a livello diplomatico, senza tuttavia commettere abiura, con
abile azione retorica. Fu dato in pasto ad esseri leonini.
Lotahar Matteus, un ex soldato tedesco trovato a
Creta ed entrato negli Ospitalieri, approfittò della confusione per correre
all'Ambasciata e liberare un altro Inviato del Demonio vestito da Mummia,
che la Sacra Delegazione aveva portato lì per allontanarlo d'Italia.
Ma l'azione risolutiva fu quella di Antonio Maria Accobelli,
che si recò presso la statua di Novella che era stata collocata
nell'ambasciata, attivando, con altissimo spirito di sacrificio, la Sacra
Bomba Atomica ivi celata.
Pochi istanti dopo, del Cairo non restavano che rovine,
e dei sedicenti Faraoni, del popolo pagano che li aveva seguiti, impronte sul
suolo: erano stati annichiliti dalla Sacra Luce.
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