domenica 16 giugno 2019

Ringraziamenti

Così si conclude la breve campagna nel Sanctum Imperium, un piccolo gruppo di eroi, costituito da molti giocatori nuovi, ha portato a termine un'importante impresa, ma è stato tratto in inganno dalla malvagità delle persone.
Ringrazio tutti i partecipanti per le ore spassose passate insieme e sopratutto ci tengo a ringraziare coloro che ci seguono sempre, ovvero il Baracca's fan club: Mr Mist e Nicholas in primis, Maury(anche se non commenta mai sul blog ;-) ). Non disperate perché da stasera ripartiamo col Sine, giocando però nel folcloristico Trono di Crisantemo. Potrete seguire le nuove mirabolanti avventure del nostro gruppo su questo blog:

                     Mekura hebi ni ojizu


Iniziata tempo fa e ora potremmo, finalmente concludere questa campagna...
Grazie a tutti

venerdì 14 giugno 2019

Epilogo


BARACCA FOREVER

Tutto mi è più chiaro… il tradimento dell’inquisitore, che ci ha mandato al macello per i sui loschi piani… quell’infame Tommaso del Torchio l’avevo sentito nella notte dire parole “dalla sacrestia … una vita per un libro”, ma non avevo capito.
Io e Guglielmo siamo entrati dalla sacrestia del monastero, i monaci erano dei morti con poteri sovrannaturali che ci hanno bloccato. Sono stato uno stolto a non capire.
Per Guglielmo non c’è stato scampo, ma io ho avuto il tempo di far esplodere un candelotto di dinamite. Poi … solo immagini confuse. Guglielmo veniva divorato e il mio piccolo burattino Gioffredo con gli altri due burattini Freccia e Italo saltavano fuori dallo Zaino. Freccia si parava a mia difesa mentre Gioffredo e Italo mi portavano fuori, nascondendomi nel bosco.
Loro hanno vegliato su di me… mi sveglio e vedo che ho perso un braccio… Gioffredo tu sarai per ora il mio braccio.
Ora non mi resta che sceglier il mio futuro. Non cerco vendetta, ma una nuova vita… lascerò il Sanctum Imperium, l’unico mio sogno è riavere il mio braccio… ho sentito leggende di un potente impero ad est dove la tecnologia fa miracoli.

ADDIO ITALICO IMPERO!

P.S. leggende narrano di un vagabondo solitario accompagnato da burattini in cerca di un leggendario treno il Galaxy Transiberian Express, per ottenere un arto robotico. Pronto ad affrontare da solo una grande Campagna


P.P.S. a volte si confonde la realtà con la fantasia!

Il gran finale (La vendetta di Fra Novella)


La sera successiva, senza ulteriori intoppi, arrivammo a Valle Mosso, dove fummo accolti dal gentile Capitano Strippoli, che col suo piccolo gruppo di Crociati vigilava sulla sicurezza del villaggio. Egli ci raccontò che a Mosso Santa Maria (dove, secondo le nostre informazioni, si trovava il libro) viveva una piccola comunità di frati, che non avevano rapporti con il villaggio, salvo per il fatto che due di essi, regolarmente, scendevano in città a portare cibo per avere, quando possibile, libri e opere d’arte. Ci chiese inoltre del nostro viaggio e, saputo dell’attacco dei morti, chiese le condizioni dei cadaveri: da tempo, ci raccontò, non arrivavano più mercanti da oltre le Alpi, ma si trovavano morti vaganti e stritolati.
Dormimmo in una sala della locanda, questa volta senza necessità di turni. La mattina dopo, trovammo fratello Emilio in lacrime: una delle sue bambole era rotta, e lui la piangeva come una bambina dell’asilo. Non solo, farneticava sostenendo che la bambola fosse morta per difenderci dal male e insistette per seppellirla fuori dalle mura. Data la sua particolare condizione, lo concedemmo.
Finito lo strampalato rito funebre, ci avviammo verso Mosso Santa Maria. Non appena giungemmo in vista del posto, scorgemmo un frate incappucciato (come quelli del sogno!) che si ritirava rapidamente nella chiesa (uguale a quella del mio sogno!). Mentre ci avvicinavamo, le campane iniziarono a suonare a morto. Lisabetta o Lucrezia si offrì di andare in avanscoperta, ma poco dopo udimmo un urlo: era caduta in una trappola, alcuni spuntoni che si trovavano dietro a un muro di cinta che aveva provato a scavalcare per avvicinarsi alla Chiesa evitando l’ingresso principale. Dovemmo avvicinarci per strappare via Linda o Luisa (con suo grande dolore) da quei ferri arrugginiti: di fatto, sarebbe stata inutile per il combattimento.
La chiesa di Mosso Santa Maria si ergeva davanti a noi, imponente, senza finestre. Di fianco, si trovava il grande edificio del dormitorio del convento e un pugno di vecchie case: tutti edifici in evidente stato di abbandono. Ma dove dormivano i monaci? Avevano bisogno di dormire? Avremmo potuto affrontarli, senza dover sacrificare fratello Emilio (e chi altri?) per concedergli un regolare processo prima di buttarlo sul rogo?
Fu lo stesso fratello Emilio a risolvere (involontariamente) la situazione: propose di entrare, armi in pugno, nella sacrestia, purtroppo accompagnato da fratello Guglielmo, mentre noialtri saremmo entrati dalla porta principale della Chiesa. Voleva, insomma, replicare il piano messo in atto a None, quando era stato praticamente ucciso. Approvai con entusiasmo: se chi si trovava all’interno fosse stato un nemico alla nostra portata, saremmo intervenuti, ma se i due più forti guerrieri fra noi fossero stati uccisi subito, il patto del sogno sarebbe stato rispettato.
Dovetti solo chiedere a Don Ettore di attendere un momento per entrare dopo che i due Ospitalieri avevano forzato la porta della sacrestia e tutto accadde: udimmo un boato, come un’esplosione; quindi, le porte della chiesa si aprirono e, in terra, giaceva un libro. Il libro che cercavamo. Lo prendemmo e tornammo ad Augusta Taurinorum.

Il nostro eroismo, però, non fu premiato. La notte successiva al nostro ritorno, infatti, ci fu un incendio nella casa di Don Gerardo e il prelato vi arse vivo. Venne fuori che il documento di incarico papale con cui eravamo stati chiamati era un falso, che i libri che gli avevamo procurato servivano ad un rito blasfemo fallito forse perché una delle copie era incompleta o era stata manomessa. Io e Mauro potemmo godere di un periodo di penitenza e riflessione, per meditare sul nostro errore di ingenuità: Luana o Lidia fu degradata e Fanny radiata dal corpo degli excubitores, anche perché fu provato che era direttamente agli ordini di Don Gerardo, che riceveva da lei regolari rapporti senza passare per le vie ufficiali.
In tutto questo intrico, c’era una grande lezione di apprendere: alla fine, il volere di Dio era stato compiuto. I malvagi, come Don Gerardo e Fratello Emilio, erano stati puniti con la morte; i giusti, come Fratello Guglielmo, erano stati chiamati da Dio a godere del loro meritato premio attraverso la morte; nel frattempo, avevamo riparato ad alcuni torti e ingiustizie, come nel caso della casa infestata o negli intrighi di Vicus Novus.

Semper ad maiorem Dei gloriam.


giovedì 13 giugno 2019

Nel Biellese


Tornati da Barolo con il libro faticosamente ottenuto, ci fu giusto il tempo di una breve relazione e dovemmo ripartire alla volta di Biella, o più precisamente a Valle Mosso, ove si trovava l’ultima copia delle Nove Porte. Don Ettore volle accompagnarci, e noi lo accogliemmo volentieri: nonostante la sua equivoca specializzazione, mi pare un religioso affidabile. Per quasi cento chilometri di strada – strada accidentata e male curata – non vi erano villaggi o punti di riposo, sicché alla sera della prima giornata di viaggio fummo costretti ad accamparci, presso le rovine di un monastero, fiduciosi che lì l’occhio benevolo del Signore ci avrebbe protetto meglio che altrove. Come ulteriore precauzione, comunque, decidemmo di organizzare anche dei turni di guardia: “A coppie”, tenni a precisare. Che fratello Emilio avesse vegliato per tutta la notte su di noi per lasciarci dormire, al posto di guardia di Vicus Novus, non mi aveva mai convinto, sebbene non fossi mai riuscito a trovare prove della sua mancanza. Io mi addormentai quasi subito, sotto il controllo di fratello Emilio e, soprattutto, di fratello Guglielmo, che così poteva sorvegliare anche il suo ambiguo sottoposto.
Mi addormentai subito, ma non bene. Anzi, il mio fu un sonno tormentato: udii campane suonare, vidi una chiesa sconosciuta, dentro la quale dodici frati stavano avevano i volti coperti da cappucci, mentre il tredicesimo, con i piedi scalzi e decomposti, stava officiando una messa. Intorno, c’erano libri, cumuli di libri. Il tredicesimo frate si voltò verso di me, ed io caddi nel buio. Una voce roca mi disse: “Una vita per il libro, è il prezzo da pagare, altrimenti morirete tutti. A te la scelta, mandalo da noi”. Intravidi la porta di una sacrestia, poi mi svegliai, richiamato da urla di allarme.
Urla di allarme gridate dai due Ospitalieri, che quando mi svegliai del tutto si erano già lanciati contro quattro morti che, stranamente claudicanti, procedevano verso di noi. Non fidandomi troppo del valore delle nostre guardie del corpo, nonostante la gamba oramai gravemente compromessa dalla caduta dalle scale, sguainai la spada e zoppicai contro i morti, accompagnato da Don Ettore. In effetti, fratello Gugliemo aprì in due uno dei morti col suo expiator al primo colpo, ma fratello Emilio non riuscì a colpire con la stessa efficacia e si trovò un morto addosso. Io e Don Ettore colpimmo il cadavere con due colpi coordinati, staccandogli la testa dal corpo, ma non dall’elmo di fratello Emilio. Senza pensaci due volte, il sacrificabilissimo Ospitaliere si tolse l’elmo e lo scagliò con violenza contro fratello Guglielmo, gridandogli di colpirlo al volo. Ancora mi meraviglio dei riflessi fulminei con cui fratello Guglielmo sollevò l’expiator e tagliò in due sia la testa, sia l’elmo (che gli stava per arrivare in faccia).
In poco tempo, comunque, riuscimmo ad aver ragione di questi morti, che combattevano stranamente male anche perché, a quanto capimmo, erano completamente disarticolati: secondo il nostro “medico di campo per causa di forza maggiore”, ossia fratello Guglielmo, erano morti stritolati da una forza tremenda. Analizzando i documenti, alcuni dei quali palesemente falsi, scoprimmo che si trattava di mercanti tedeschi, o almeno di persone che si volevano far credere tali.
La notte proseguì senza ulteriori intoppi (sebbene nel mio turno di guardia fosse inquietante vedere fratello Emilio che – ai limiti fra l’eresia e la follia – dormiva attorniato da tutti i suoi pupazzi, che aveva singolarmente salutato, come se non sapesse che solo Dio può infondere l’alito della vita, e non un banale burattinaio.

mercoledì 12 giugno 2019

Il segreto della casa


Continuammo l’esplorazione nel polveroso piano di sopra. Anche qui, gli eventi inspiegabili non mancarono: io e Fanny fummo, per esempio, caricati da un letto che aveva l’energia del branco di porci in cui Gesù cacciò la legione di demoni che affliggeva l’indemoniato. Questo non ci impedì di trovare alcune lettere rivolte al misterioso Abitatore della Casa, sotto una mattonella, in cui lo si pregava di lasciare in pace la famiglia; una di queste lettere conteneva una confessione del vecchio proprietario, che confessava di avere ucciso un uomo, da posseduto, e di averlo nascosto nel pollaio.
In un’altra stanza, trovammo una grande libreria, piena di documenti, fra cui un faldone di fatture che riportava acquisti, risalenti al 1901 (prima che iniziassero gli eventi) di una serie di mobili presso la Casa d’Aste di Gragnano, presso Barolo. In quel momento, vidi negli occhi di Mauro, il mio fidato segretario, qualcosa di strano: anche lui era posseduto! Anche lui tramava di ucciderci! Dovevo assolutamente isolarlo e metterlo fuori combattimento.
In quel mentre, Fanny trovò una botola che portava in soffitta e vi salì insieme a Laura o Luisa, nonché a Don Ettore. Appena sparirono, prima che io potessi agire, Mauro attaccò la ragazzina medium, con furia violenta. Provai a colpirlo, ma invano.
Prima che arrivasse il peggio, però, dalle scale scesero Don Ettore, che si gettò a proteggere la ragazzina, e Luisa a Luana, con la pisola spianata, che minacciava tutti. Non sapevo che fare. Improvvisamente, ebbi l’illuminazione: i mobili comprati alla Casa d’Aste! Quei mobili dall’aspetto inquietante in salotto, là dove avevamo assistito alle prime manifestazioni: dovevo distruggerli! Mi precipitai giù dalle scale, ma purtroppo “precipitai” non è una metafora: arrivato sul primo gradino, sentii una spinta e ruzzolai giù, fratturandomi una gamba in modo scomposto. Altro che distruggere i mobili: potevo solo gridare di dolore, finché persi i sensi.
Quando mi riebbi, vidi che i miei compagni (di nuovo amici) avevano avuto la stessa idea: provarono a distruggere il tavolino a zampe di capra, ma tutti i vasi della stanza si alzarono in volo e attaccarono. Fratello Guglielmo cadde svenuto, Mauro fuggì terrorizzato fuori, incurante dell’acqua (ci mancava solo un’influenza!).
Ci ritirammo, per riordinare le idee. Fratello Gugliemo, ripresosi, mi rattoppò al meglio la gamba, forse salvandomi la vita, di certo lasciandomi zoppo. Intanto, fratello Emilio tirò fuori dallo zaino ben quattro pupazzi, e disse che hanno sensibilità, non si possono lasciare lì. Del resto, compaiono anche in una foto di famiglia. Erano cinque: Romolo, Remolo, Remo, Sposa Grassa e Sposa Rossa.

Ad un certo punto, la medium entrò nello studio e restò pietrificata: lì la presenza era massima. Laura o Lidia provò a lacerare la poltrona con un coltello, ma una forza misteriosa la tratteneva, ma con l’aiuto di Fanny riuscì a vincerla. Dentro la poltrona, vi erano ossa umane, uno scheletro completo, e il libro maledetto che stavamo cercando. Don Ettore, con le sue competenze di esorcista, sapeva come agire: distrusse tutto, salvo il nostro libro. Immediatamente, il disagio che avevamo avvertito sin da subito venne meno, al punto che decidemmo di passare la notte nella casa. Facemmo ancora qualche ricerca, nella notte, e dietro a un muro trovammo i due burattini della foto mancanti, ma Remolo era quasi distrutto. Nel pollaio, c’era in effetti uno scheletro: me era orrore ordinario.
Il mattino dopo ripartimmo per Augusta Taurinorum, assieme a Don Ettore.

martedì 11 giugno 2019

Presenze


Il Maligno, solo il Maligno può essere dietro simili accadimenti: fedeli feriti, storditi, colpiti. Ma noi siamo gli emissari di Dio, e non lo temiamo.
Questo, in teoria: in pratica, abbiamo le nostre debolezze umane e a veder un lampadario ondeggiare senza motivo, quindi cadere e decapitare di netto il Dottore che, vedendo il pericolo, si era lanciato per spostare fratello Emilio che, sereno e ignaro, stazionava proprio sotto il lampadario, un po’ di timore viene. Povero Dottore! Morto solo perché non conosceva abbastanza fratello Emilio per lasciarlo al suo destino! O, forse, Dio ha in mente piani più grandi per la vita di quell’ambiguo Ospitaliere?
La medium cominciò ad affermare di sentire una presenza forte e inquietante nella casa: per fortuna che avevamo lei al nostro fianco, con la sua sensibilità.
Lasciati i feriti nel soggiorno, ci muovemmo ad esplorare la casa. Dietro un armadio del soggiorno, c’era la porta di una cantina: vi entrammo, trovandovi il cadavere (che eliminammo facilmente) di un ladro che, a giudicare dai segni di graffi disperati attorno alla porta, doveva essere stato chiuso lì dentro e lasciato morire. Tra l’altro, senza che in quel locale ci fosse nulla di valore, ma solo scartoffie che ci confermarono le vicende già note della sfortunata famiglia. Improvvisamente, sentimmo uno sparo: corremmo sopra, in soggiorno, dove trovammo Caspio in una pozza di sangue e Fratello Emilio con il fucile fumante. Il nostro ambiguo amico affermava che Caspio aveva cercato di ucciderlo, che non era più lui: in altre circostanze, l’avremmo processato per direttissima, ma in quella casa...in quella casa…