domenica 23 ottobre 2011

Verso Ravenna


È davvero meraviglioso riempirsi gli occhi con le manifestazioni di Fede che naturalmente emanano dal popolo non appena viene estirpata l'eresia! Quale prova migliore di come i cuori degli uomini siano naturaliter cristiani cattolici, se non vengono deviati e oppressi dalla falsa dottrina?
Così, non appena avemmo concluso il nostro sacro dovere con Don Avati ed i suoi accoliti, fummo circondati da tutti gli abitanti di S. Ezechiele tranne una (che aveva voluto ringraziare in particolare con Vent-Otto, alla maniera dei peccatori), e, festanti, si unirono a noi per una messa notturna, di quattro ore, che volli celebrare io stesso. La prima consacrata dopo anni. Quei volti, così commossi all'udir parlare di giustizia Divina, avevano qualcosa di soave, di meraviglioso. Il loro pentimento appariva così puro che abbandonai ogni proposito di soffermarmi ad indagare se ci fosse qualcuno da condannare al rogo, anche perché maggiori impegni ci chiamavano altrove, a Ravenna.

Il popolino avrebbe voluto trattenerci, mi offrì di rimanere come loro curato , e lo esprimeva in ogni modo, con suppliche, ma sta scritto che i servi del Signore non devono fermarsi mai in un luogo più del necessario ad adempiere la missione che è stata loro assegnata. Così sfuggiamo i rischi della vanagloria, perché nell'esaltazione sarebbe troppo facile dimenticare che siamo solo polvere, e polvere ritorneremo (anche ora).
Dovemmo quindi rifiutare, e ci rimettemmo in marcia verso Ravenna, con la promessa di inviar loro un prete conforme alla purezza dei loro animi.

La strada non era né bella, né comoda, anche a causa delle recenti piogge, ma appariva relativamente sicura, e così fu sino a sera, quando riparammo in un avamposto del dazio, per una sera tranquilla e non priva delle piccole soddisfazioni che allietano i giusti. Il luogo era custodito da alte mura, un pugno di uomini e da Don Ballinzoni, un buon uomo, che nonostante fosse forse troppo liberale (inorridii quasi al sapere che l'uomo che, per aver bestemmiato durante una partita a carte, era appeso quale monito nella Gabbia del Pentimento per alcuni giorni pasteggiava quotidianamente con pane e acqua), riusciva a mantenere un contegno decente perfino nella taverna. Qui io e Fratello Celestino chiacchierammo con alcuni avventori, mentre Fratello Gioacchino e Vent-Otto si ritirarono in camera. Considerato che l'oste aveva una figliola, ho guardato a tale scelta del nostro Germano come un indizio che il Signore, forse anche accompagnandolo con pii sodali, gli avesse toccato il cuore.
Fratello Celestino parò per un po' con un sedicente tenente americano, cacciatore di morti fuoriuscito dalla temibile banda del Generale Moore a causa di dissidi con i troppo brutali e poco onorevoli modi del suo capo; io scambiai alcune parole con un mercante itinerante, ma non ne carpii alcuna informazione utile, salvo che anche l'Illustre Inquisitore Claudio Maria Tandrelli (Frate Ruina) si aggirava in quelle zone.

Al mattino, riprendemmo il  nostro viaggio per Ravenna, e vedemmo con mano quanto ricca d'insidie sia la vita dell'uomo, che anche quando si sente sicuro può essere toccato dalla sorte, e quindi non deve mai indugiare nel peccato, ma sempre essere vigile come una vergine che, con la lampada, attende la sposa.
Due morti stavano percuotendo la porta di un carro scarlatto, semirovesciato sul ciglio della strada. I cavalli giacevano in terra, già dilaniati. Senza porre tempo in mezzo, ci lanciammo in soccorso dei vivi che, evidentemente, si trovavano all'interno del veicolo. Vent-Otto era così desideroso di mostrare la superiorità del suo fucile, che dimentico di non essere un buon cavaliere sparò un colpo che, oltre ad andare a vuoto, compromesse seriamente la sua stabilità, e solo per buona sorte non ruzzolò nel fango.
Nel frattempo, io e Fratello Celestino eravamo giunti corpo a corpo. La carica del Templare fu devastante, in pochi secondi rese inoffensivo un Morto, mentre io faticai un po' di più nello sbarazzarmi del mio (del resto i Templari sono il braccio armato di S. Madre Chiesa, noi Inquisitori abbiamo il compito di indicare la retta via), anche per via delle pallottole di Vent-Otto che fischiavano intorno, fortunatamente senza colpirmi, e di ciò ringrazio Iddio, perché pretendere che colpissero addirittura il mio avversario sarebbe stato troppo, a meno che Santa Barbara stessa non le avesse guidate.
Appena fu tutto finito, dal carro emersero un teatrante e suo figlio, colmi di gratitudine. Il teatrante era anche un ottimo artigiano delle maschere, e per sdebitarsi riparò la maschera demoniaca che i miei compagni di strada avevano trovato rovinata. Purtroppo, non seppe dirci nulla che già non sapessimo su di essa.
Ci accompagnammo sino a Ravenna, dove ci separammo: il teatrante si indirizzò da suo padre, che lì risiedeva, noi ci indirizzammo alla Rocca templare, dove Fratello Celestino fu accolto con ogni onore, mentre Vent-Otto in quanto peccatore, ed io in quanto Inquisitore, fummo relegati in una casupola esterna.
Da una parte il mio cuore fremeva d'ira per l'arroganza dei Templari, che scioccamente perseguono la divisione fra coloro che dovrebbero essere fratelli in Fede, come se la lotta contro il Male che alberga nel mondo potesse essere condotto da loro soli, e non da tutti gli uomini pii e di buona volontà assieme. Ma, dall'altra, capivo i loro cuori accecati dall'orgoglio e dai pregiudizi contro gli Inquisitori, che troppo instancabilmente predicano e indicano e all'occorrenza impongono financo con il fuoco la via della virtù, e sta scritto che i servitori di Cristo saranno odiati a causa del Suo Nome.
Ma, quando oramai la sera era già calata, comparve fra noi, nella casupola, portando un gran vassoio di cibo, Fretello Celestino.
La Fede unifica e fortifica i virtuosi, oltre i simboli che recano sul petto.
C'è speranza.

5 commenti:

  1. "...essere vigile come una vergine che, con la lampada, attende la sposa." T_T

    LO SPOSO! almeno facciamole bene le citazioni

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  2. E' che dopo il disastro c'è stato qualche problema nella trasmissione dei libri :D
    Si vede che nella vita reale non sono stato abbastanza all'oratorio.

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  3. Che rimanga a imperitura memoria dell'ignoranza di certi bigotti! :O

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