Da tempo sento la sua presenza.
Devo vederlo. Grazie mio Dio per avermi dato questa occasione.
Creta sta per cadere sotto il
controllo di quelli che chiamiamo i liberatori. Il mio signore Minosse sta per
perdere il suo trono, i sui morti e le mostruosità sotto il suo potere sembrano
non essere sufficienti a fermare le truppe italiche che alcuni di noi chiamano
ospitalieri. Tra di loro c’è un essere speciale, uno come me! Un essere turbato
dal suo stato, che a fatica trattiene i suoi io. Non conosco il suo nome o
meglio dire i suoi nomi.
Devo incontrarlo.
Sarebbe la prima volta che potrei
conoscer un mio simile, un uomo tatuato con un numero sul petto. Forse potrei
scambiare la mia esperienza o meglio la nostra. Il rischio di recarmi al forte
degli italiani è grande, anche se conosco la loro lingua senza sapere come l’ho
imparata.
La fortuna però sembra girare dalla mia parte, Minosse
conosce il mio potere, sa le mie abilità innate e ha deciso di farmi chiamare a
palazzo per una missione. Anche se non amo il mio signore l’occasione è
ghiotta. Entro in città da un passaggio segreto che gli italici non hanno
ancora scoperto, evito sia il fronte ospitaliero che i controlli dei militari
cretesi, anche loro sono all’oscuro del tunnel.
Arrivo a palazzo e i consiglieri di corte mi consegnano un
manoscritto per trattare una tregua e l’alleanza, devo consegnare il messaggio
e farlo accettare se così non fosse sono minacciato di morte, minaccia che
sarebbe subito applicata se mi rifiutassi di andare.
Come ambasciatore mi viene facile raggiungere il forte,
vengo scortato da soldati italici stupiti per il mio accento pugliese.
Ormai vedo il forte e le bandiere pontificie. Ad un tratto
sento il mio corpo bruciare. Un calore e un dolore tremendo mi colpiscono.
Crollo a terra e perdo i sensi, sento le voci dei soldati, ma non riesco a
reagire. Vedo me stesso bruciare al rogo, ma capisco di non essere io. Uomini
tristi pronunciano i suoi nomi alcuni lo chiamano Baracca, altri Giocondo,
altri Adolf.

Riprendo i sensi, capisco i problemi di quel uomo e mi
sorprendo delle sue moltitudini, tutti Loro sono in me e si aggiungono agli
Altri.
Sono arrivato tardi, ho fallito. Beffarda è la sorte.
Forse è un disegno di Dio e io come sua pecorella devo ringraziare per il dono
ricevuto.
Nel forte tutti mi guardano stupefatti, quattro uomini
arrivano a me, uno si chiama Ruggiero. Non posso dirgli cosa so. Appena mi
vedono mi chiamano come sospettano Giocondo, ma devo deluderli e spigargli di
essere Drakonis Papadopulos.
Ruggiero vorrebbe uccidermi perché non crede alle mie
parole(minchia che ruffiano), io lo posso capire e come ci insegna il Signore
nostro Dio devo saper perdonare. La non conoscenza può rendere ciechi e deboli.
Capisco cosa prova, capisco che ha perso un amico, per fortuna sua ora sono qua
e potrò colmare il suo dolore.
Non ho interesse di tornare da Minosse, anzi vorrei
liberare questa terra. Lui si crede l’altissimo, ma non conosce la statura di
Dio.