Quel
nome fa ribollire il sangue in me, non dico nulla agli altri. Grazie
padre dell’occasione che mi dai, tu ci stati guidando e in
qualsiasi posto tu sia, sappi, che sei sempre nel mio cuore. Non
racconto a nessuno di chi sia mio padre, non voglio che si facciano
aspettative, che non posso mantenere. Ci riposiamo nella notte e i
due ragazzi il giorno dopo decidono di continuare il viaggio con noi
verso Saint Crepain.
Quando
arriviamo, una colonna di fumo si alza dal villaggio fortificato e
attira la nostra attenzione, pure il Parisienne la vede. Non ci sono
guardie alle porte del paese. Il Parisienne con Francoise, che
conosceva un accesso secondario, entrano a Saint Crepain. Ritornano
con la notizia che un inquisitore è dentro e ha radunato la
popolazione in piazza.
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I valorosi Templari pronti all'azione |
Dopo
pochi minuti dall’arrivo del Parisienne si presentano a noi 2
templari. Dicono di chiamarsi fratello Ludovico e fratello Gaetano.
Loro sono i templari che avremmo dovuto incontrare a Marsiglia, ma
non vedendoci arrivare erano partiti alla volta di Saint
Crepain, per venirci incontro. Arrivando da sud avevano notato la
colonna di fumo salire dal centro del paese, ma soprattutto la
furtività di fratello Vasco che tornava da noi. Dubito molto delle
abilità di questo parisienne.
Non
è tempo di futili considerazioni. Occorre agire. Ci mettiamo in
cerchio capeggiati da Fratello Furio per escogitare un piano. Dentro
alla città, oltre a frate Ruina, che però non è stato visto ci
sono 13 conversi armati e pronti a tutto per fermarci e salvarsi la
vita. Il numero non è dalla nostra parte, ma la fede sì e
soprattutto sento che mio padre ci protegge dall’alto. Potrebbero
essere anche in 100, ma non basterebbero per fermarci.
Preso
dall’eccitazione del momento, fermo il discorso di fratello Furio e
dico che ho un piano. Propongo di dividerci in 2 gruppi, uno che fa
saltare la porta sud con dinamite, come diversivo, mentre l’altro
entra dalla nord e prende il nemico alle spalle liberando la
popolazione. Fratello Furio mi fa i complimenti per il piano, mi dice
che è buono, ma con 2 accorgimenti sarebbe perfetto. Lui dice che si
sarebbe presentato alla porta Sud dicendo che era fuggito da un
gruppo di morti che stava per attaccare il villaggio. Per rendere la
cosa più credibile avrebbe ferito un cavallo e sporcato gli abiti
del suo sangue. Gli altri sarebbero entrati scavalcando le mura.
Capisco
che la sua sordità abbia influito molto sulla comprensione delle mie
parole. Gli chiedo cosa c’entrasse il mio piano con quello e quando
avremmo usato la dinamite. Il mio tono deciso supera la sua sordità
e arriva dritto al cuore. Vedo un uomo forte e determinato davanti a
me. Disegna nel terreno il villaggio e inizia la sua spiegazione del
nuovo piano. Lui è la nostra guida e comprendo a pieno come lo sia
diventato.
Mi
guarda e mi dice che io, da solo, mi sarei occupato di minare la
porta nord e creare il diversivo, avrei “creato la situazione”.
Fratello Ludovico, Vasco e Gaetano invece avrebbero dovuto scavalcare
il muro sul versante est, da dove fratello Vasco era entrato prima.
Ribattezza il gruppo dei tre con il nome in codice : “gli
scavalcatori”. Il nostro comandante invece avrebbe sfondato da solo
la porta sud.
Gli
scavalcatori e il comandante avrebbero agito alla seconda mia
esplosione. La prima per far cadere la porta, la seconda per far
saltare in aria i conversi che sarebbero accorsi.
La
grande occasione è arrivata, padre Baracca ti sento al mio fianco
guida la mia mano con la dinamite. Sistemo la dinamite, mi apposto e
alla prima esplosione, la porta cade, dopo poco un converso arrivando
per controllare esplode sopra il mio secondo candelotto di dinamite.
Non vedo cosa accade nel villaggio, sento il rumore dell’expiator
di fratello Furio e dopo pochi istanti un boato, anche la porta a sud
è caduta. Spari spezzano le urla della folla e l’inconfondibile
rombo dell’expiator di Furio si fa sempre più forte segno che si
sta avvicinando al centro città facendo piazza pulita degli
avversari.
Attendo
appostato fuori dalla porta Nord. Il piano prevedeva che entrassi
anche io, ma aspetto che da quell’uscita arrivi padre Ruina. Quella
è l’unica via di fuga. Dovrei seguire gli ordini ed entrare anche
io, peccato che non me li ricordi e poi ora devo fare ciò che mio
padre non è riuscito a fare.
Dopo
una decina di minuti un converso spunta fuori puntandomi un mitra,
non ha il tempo di schiacciare il grilletto che una mia granata gli
apre in due il petto. Vedo in quel momento la figura di un uomo
vestito da inquisitore correre verso il muro ovest con 2 uomini.
Sguaino la spada e cerco di raggiungerlo.