Quando ero giunto a Malta, subito avevo dubitato della fede
di molti degli Ospitalieri, e lo stesso Convento della Rasata destava sospetti:
puntualmente, il Signore ha usato le stesse inclinazioni al peccato per perdere
chi a loro era soggiaciuto.
La mattina dopo l'incontro con i Germani, Fratello Ruggero
si mosse per incontrare i nuovi alleati con alcuni medici e pochi fidati, fra i
quali spiccava Fratello Giocondo (più che fidato, non sarebbe stato fidato
lasciarlo al forte); andammo anche io e Antonio Maria Accobelli, nella speranza
di riportare all'ovile le pecorelle smarrite teutoniche.
Il viaggio proseguì senza problemi particolari: incontrammo
il Colonnello ed alcuni soldati nello stesso luogo dove li avevamo trovati il
giorno precedente ed essi ci guidarono nel loro baluardo segreto, un villaggio
ben nascosto e ben fortificato. Nonostante temessero imboscate da parte di cani
morti tricipiti (orrori creati dal fantomatico Minosse) o dai sagittiferi
sudditi del pagano, arrivammo senza problemi.
Nel corso della serata, mentre i medici curavano alcuni dei
soldati, guadagnammo la fiducia dei tedeschi; Accobelli, oltre alla fiducia,
guadagnò anche un'eccellente arma, un Sturmgewehr 44 di fattura tedesca, che
decorato di emblemi sacri avrebbe di sicuro contribuito alla diffusione della
Fede.
La mattina dopo, ripartimmo alla volta del forte,
accompagnati da una ventina di Germani.
Giunti al punto di osservazione, notammo una funesta spira
di fumo levarsi dal forte. Corremmo: la porta era stata divelta, orme mostruose
si trovavano nel cortile. Nessuno dei nostri sembrava essere rimasto, benché
pochi fossero di resti di morti. Tra questi, spiccava il Priore lasciato da Ruggero
al comando del forte: era stato crocefisso.
Del resto, anche degli invasori non c'era traccia. Ci
mettemmo alla ricerca di eventuali sopravvissuti, e finalmente ne trovammo uno,
nell'antica cripta dove era stato sepolto il Peloponnesiaco Morosini. Egli era
ferito, condannato alla morte, ma riuscì a raccontarci l'agghiacciante storia
della caduta del forte: donne avvenenti, figura del peccato e del Demonio, si
erano presentate alle porte, implorando di essere lasciate entrare. Invece di
cacciarle con vilipendio, o almeno di rinchiuderle in una sala, i militi
cedettero ai desideri dei sensi e si diedero al buon tempo con esse. Mal gliene
incolse! Le meretrici versarono veleno o sonnifero nelle bevande, poi aprirono
le porte dall'interno ai loro alleati, ed anche ad un essere mostruoso,
composto di molti morti quasi fusi assieme, che seminò la devastazione nel
forte. Non era il solo abominio: c'erano i temuti cani a due teste, morti, ed
altri esseri mascherati che non cadevano nonostante gli spari, quelli che i
Germani chiamavano gli Immortali: probabilmente, morti controllati dal Demonio
Minosse. Quasi tutti gli Ospitalieri, però, non erano stati uccisi, ma
imprigionati e portati via.
In tutta questa devastazione, il Signore volle mandare un
segno, un incitamento a non desistere, a credere in Lui. In punto di morte,
dilaniato dal dolore, il milite si dichiarò pentito di aver soggiaciuto ai suoi
istinti peccaminosi: se c'è lo spiraglio del pentimento, tutto è possibile. Lo
assolsi.
Poi impugnai un ancora più tangibile segno del volere
divino: lo Stocco Papale, sacra arma che si trovava incistata nelle mani
dell'antico Doge e difensore della cristianità, e che ora per decreto del
Signore passava nelle mie mani, per una nuova lotta Santa. Egli ci indicava la
via: non bastava la Fede, non bastava la forza, ma forza e Fede dovevano unirsi
nella riscossa! Levai alta la mia arma: con essa, e con l'ausilio di
mitragliatrici, bombe, cannoni, shotgun e autoblindo avremmo liberato l'isola!
Così mi diceva il cuore!

Anzi, tutti, Ospitalieri ed eretici, chiesero di partecipare
alla missione più pericolosa, la liberazione dei confratelli: la scelta non fu
facile. Alla fine, Fratello Ruggero e il Colonello scelsero una piccola truppa
di una decina di valorosi: fra costoro, io con il mio stocco, Antonio Maria
Accobelli con il suo mitra, Fratello Giocondo con le sue bombe e le molotov che
preparò all'uopo.
Partimmo a marce forzate, confidando che una truppa di
centinaia di uomini, con almeno cento prigionieri e un mostro al seguito, non
potesse che marciare lentamente. Li raggiungemmo a notte, mentre erano
accampati.
Ricordate quando ho scritto che il Signore concede a chi si
fida di lui l'opportunità del riscatto? Non è detto che costoro si salveranno,
ma non moriranno in catene: nella peggiore delle ipotesi, lottando contro i
pagani per la Cristianità, mentre cercheremo di liberarli.
Non c'è modo migliore per accedere al Paradiso.