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lunedì 27 febbraio 2012

Il diario di un Diabolicus


Apro gli occhi, lentamente...
I miei sensi sono amplificati all'inverosimile, scorgo una gamma di colori molto più vasta di prima ed anche il mio udito è notevolmente migliorato, ma ora sono stanco, troppo stanco, meglio riposare ancora un po'.

E' interessante questa mia nuova condizione, ho tutti i vantaggi dell'essere quello che sul Sine Requie viene descritto come morto Diabolicus, con i vantaggi dell'essere vivo ( quasi ), e mantenere quindi intatta la mia personalità, ricordi ed indole. Credo che il rito al momento non verrà riproposto su nessun'altro, tutto questo potere potrebbe far vacillare una mente debole.

Sono passati due giorni dall'esecuzione del rito su di me, sono in piena forma, anche i ricordi sono ritornati quasi completamente.
Mi sono intrattenuto a colloquiare con Jaques, da quello che siamo riusciti a ricostruire, il rito che svolsi su di me, e che mi catapultò nel futuro facendomi perdere la memoria, ha aperto una sorta di strappo nel continum spazio-tempo intrappolando me e gli angeli, i quali però, essendo stati sottoposti ad una forma imperfetta dello stesso rituale, ma completo, non hanno subito modificazioni della personalità o perdita della memoria. Almeno così crediamo.
L'altra cosa che ci lascia alquanto perplessi, è il fatto che ci siano voluti secoli prima dell'innescarsi di un effetto scatenante tale da fornire abbastanza energia perchè il rito si concludesse. Allo stato dei fatti, l'unica cosa che si può affermare con assoluta certezza è che il rito funziona molto bene se svolto su singoli individui, del resto non v'è certezza alcuna.
Ritornando poi alla questione iniziale, chiesi a Jaques quali fossero i nostri piani per l'immediato futuro, dato che aspettavamo visite e la croce appesa allo stolto stava tornado a casa.
Jaques mi disse che nonostante il lungo tempo trascorso dall'inizio della nostra "collaborazione" i principi basilari erano rimasti immutati nei secoli, pertanto l'obiettivo primario era sempre quello di costituire un'esercito di morti al servizio della vera fede per sbaragliale i nemici del Cristianesimo. Sopratutto quei nemici che si insinuano all'interno della casa del Signore, fingendo di essere servi ma che in realtà anelano potere ricercando testi alchemici ed armi per ottenere lo stesso tipo di potere terreno che cercano i servi del IV Reich. L'inquisizione avrà di che preoccuparsi, sopratutto a causa degli uomini di cui si circanda. Del resto, basta vedere il povero stolto di Novella, che come un cane ben addestrato eseguiva gli ordini senza mai mettere in dubbio il motivo che spingeva i suoi padroni a prendere un certo tipo di decisione, senza mai chiedersi se, per esempio, un'arma come quella atomica fosse più giusto distruggerla perchè non venga mai più usata o portarla a Roma perchè fosse replicata!

Peraltro, la mia nuova condizione, mi ha regalato una gradita sorpresa: la preveggenza.
Sono riuscito a vedere nel futuro dei miei ex compagni, Novella sarà rinchiuso in un convento, preso per pazzo per quello che ha raccontato su me e Jaques, ma riportare a Roma la bomba almeno gli ha salvato la vita. altrimenti sarebbe stato condannato per eresia dal suo steso ordine! Non sarebbe stato male come finale per lui, essere ucciso dall'ordine che ha sempre difeso con tanto ardore e poco intelletto!
Il segreto di Joaquin è già stato scoperto, ora è lui quello che viene tenuto sotto controllo dai suoi stessi "amici", la ricerca di sua sorella andrà avanti, non mi è dato sapere se mai la troverà o se lei si vorrà far trovare.
Per Adolf invece, forse perchè si tratta di un individuo "particolare" nel suo genere, la visione è stata molto confusa. Ho visto lui e la sua allegra compagnia avanzare nelle terre selvagge, al calar delle tenebre l'accensione di alcuni riflettori ed uno sparo in aria li ha fermati. Poi più nulla.

Oggi è il giorno in cui i nostri ospiti verranno a farci visita, per l'occasione ho nuovamente indossato l'armatura e tirato a lucido l'expiator ( che ora utilizzo agevolmente con una mano sola ), mi scontrerò con loro da templare, e loro faranno lo stesso... solo che io conosco già l'esito della battaglia!

domenica 26 febbraio 2012

Il grande tradimento


Vago ramingo e cieco per le Terre Perdute, e per fortuna che Joaquin è ancora con me, e sta guidando me e il nostro prezioso fardello verso sud, verso i confini del Sanctum Imperium dove saremo sicuri.
In fondo, non mi posso lamentare di quanto è accaduto: è una giusta punizione perché solo nel Signore dobbiamo riporre fiducia, mentre io l'ho erroneamente riposta anche nell'uomo, per sua natura corruttibile. Avrei dovuto aspettarmelo da chi è parte di una aggregazione che si nasconde dietro ad una croce per perseguire i propri scopi di potere, una aggregazione (indegna del nome di Ordine) che già una volta è stata dichiarata eretica, idolatra e sodomita, e quindi sciolta come i Templari. Ed invece mi sono lasciato fuorviare dall'apparenza di virtù del traditor Celestino.
Ora, inetto alla vita, avrò tempo per meditare, e spero che Sua Santità sia così accorto da prendere provvedimenti contro la serpe che Santa Madre Chiesa coltiva nel suo seno.

Del resto, già il giorno di ieri era stato presago di tradimento, allorché l'infame Adolf, dopo aver fatto pubblica ammenda e avendo falsamente dichiarato pentimento per salvarsi dal rogo, ci ha abbandonato non appena  ne ha avuto occasione, lontano dalle leggi Sante del Sanctum Imperium che lo avrebbero condannato a morte, alla ricerca del fantomatico Regno del Godi Godi, quanto di più peccaminoso si possa immaginare. Così, perderà la sua anima: una nuova riprova, se ancora ce ne fosse bisogno, che l'atto più misericordioso, quando si incontra un peccatore, è arderlo dopo il suo pentimento, altrimenti ricadrà nel peccato e sarà poi vittima del fuoco eterno.
Io, il traditore Celestino e Joaquin siamo dunque giunti al villaggio dell'aragosta, dopo aver concordato sulla fiducia con Celestino (ah! Quanto già ero cieco nel confidare nell'onore di un uomo di tal fatta!) di consegnare insieme la Bomba Atomica e il Graal nelle mani di Sua Santità.

Qui fummo immediatamente circondati da bimbi (vivi) che mostrarono di riconoscere Celestino e lo chiamarono Maestro, invitandolo ad entrare nell'unico edificio intatto, un maestoso palazzo. Li seguimmo su per una scalinata, in una stanza nella quale – con nostro grande stupore – ci aspettava Heinrich, il clone di Adolf e di Otto.
Egli dimostrò poteri incredibili: con un semplice gesto gettò, senza toccarlo, Joaquin fuori dalla finestra (per fortuna lo sventurato non morì), mentre raggelò il mio corpo, impedendomi di muovermi, di attaccarlo come di mettermi in salvo. Raccontò poi una storia agghiacciante: la responsabilità della blasfema resurrezione dei morti sarebbe stato proprio di Celestino, e in misura minore di Henirich. Heinrich, che sarebbe poi stato, a dar retta alla sue farneticazioni, nientemeno che Jaques de Molay, ultimo Gran Maestro dell'ordine, e Celestino invece Arnaldo di Villanova, un noto alchimista dell'epoca, entrambi sopravvissuto al tempo.
Celestino avrebbe messo a punto e lanciato un rituale, il Sine Requie, che avrebbe portato i morti a riprendere vita: l'intenzione, a dire il vero, non era malvagia (in origine), in quanto si voleva così creare un'armata invincibile da opporre agli infedeli, ma evidentemente gli sciagurati non si erano posti il problema di controllare i morti redivivi. Di fatto, De Molay – Heinrich si sarebbe sottoposto ad un “rito individuale” che lo avrebbe reso una sorta di morto vivente senziente e dotato di poteri magici, mentre Celestino, lanciato il Sine Requie, sarebbe stato sbalzato nel nostro tempo, privo di memoria. Anche i Tre Angeli, antichi templari, avrebbero avuto lo stesso trattamento, e avevano “protetto” Celestino, pur odiandolo, con lo scopo di arrivare ad Heinrich.
Sarebbe stato meglio ucciderlo: di certo avrebbero trovato Heinrich ugualmente, troppo quell'uomo aveva intrigato nei secoli.
Ma il Sine Requie era rimasto latente: ci voleva una carneficina senza precedenti a scatenarlo, e quella fu la Seconda Guerra Mondiale.
A sentire quel racconto, Celestino diede mostra di ritrovare la memoria (o forse anche lui ci aveva usati per arrivare dal suo alleato?), e soprattutto che il “pentimento” che lo aveva portato nell'Ordine dei Templari era del tutto fittizio, perché sempre nel cuore anelava al potere e ai beni terreni.
Tale fu la sua crudeltà che non esitò a estirpare e me, a Novella, compagno di tante avventure cui già doveva la vita, l'ultimo occhio sano, solo perché non potessi ritrovare il nascondiglio di Heinrich e, oramai, suo. Evidentemente sapevano che non avrei potuto tollerare una simile aberrazione: se anche l'intenzione di creare un esercito contro gli infedeli era stato non biasimevole, e se anche gli effetti non erano stati negativi, perché solo grazie al Sine Requie la Santa Chiesa era tornata agli antichi fasti, mentre oramai troppi uomini perdevano la fede, non si poteva oramai tollerare la presenza di questi crudeli e traditori, che ora volevano vendicarsi contro la Chiesa stessa per la giustissima soppressione dell'Ordine Templare, nel 1314.
Non fu Heinrich a cavarmi l'occhio, a suo dire perché era un morto e siccome io avevo con me un frammento della Vera Croce i morti non potevano toccarmi, in realtà per mettere alla prova la fedeltà di Celestino.
Non potei reagire, bloccato da un potere mentale: senza dubbio quell'Heinrich aveva poteri magici, e se anche si poteva dare scarsamente credito alla sua storia, era pericoloso.

Poi mi lasciarono andare, affinché portassi alla Chiesa notizia della loro storia. Per fortuna mi lasciarono la Bomba Atomica( l’innesto, ndr), garanzia di salvezza per il Sanctum Imperium, a dimostrazione che Iddio volle punire me, per aver avuto fiducia negli uomini, ma non volle che la mia punizione danneggiasse la Santa Madre Chiesa, e di questo dobbiamo renderGli grazie.
Spero che, se veramente le bombe atomiche debbono servire a salvare il Sanctum Imperium, la prima sia lanciata sui suoi nemici più fieri, che qui risiedono, e per questo mi adopererò.
Heinrich e Celestino mi diedero un cane come guida, ma per fortuna mentre mi allontanavo incontrai Joaquin, miracolosamente sopravvissuto alla caduta, e con lui mi avviai verso Avignone.

Che Iddio abbia pietà dei giusti, e perda i traditori ed i malvagi.

sabato 18 febbraio 2012

Il destino di un cavaliere


Dopo la scoperta del "segreto" di Joaquin si era creata una situazione assurda, Novella non potendo apertamente accettare l'esistenza di un morto senziente inquando non espressamente indicato su bolla papale stava deliberatamente ignorando il nostro compagno. Si poneva quindi il problema di porre fine a tale situazione. La soluzione venne trovata discutendo direttamente con fra Novella, se Joaquin parla, si muove e ragiona come un vivo allora probabilmente è vivo! La soluzione piaqque all'inquisitore che l'accettò di buon grado, forse più per non dover fare a pezzi un'amico... anche se non l'ammetterà mai.
Risolto il problema "dell'esistenza" del nostro compagno, recuperammo le parti dell'ordigno tedesco e ci dirigemmo verso nord in cerca della città con l'emblema dell'aragosta.
La jeep ci consentì di viaggiare veloce ed in maniera piuttosto confortevole, il serbatoio conteneva abbastanza benzina e ci permise di inoltrarci parecchio in territorio francese. Rimanemmo a secco nei pressi delle rovine di una piccola cittadina che portava su di se i segni di pesanti bombardamenti, alcuni edifici sembravano però abbastanza in buono stato per poterci dare un buon riparo per la notte.
Avvicinandoci alla città Joaquin percepì una presenza, che mi disse inquietarlo ( come possa essere inquieto un morto, che non ha più un granchè da perdere, un giorno me lo spiegherà! ). La presenza si rivelò essere un uomo di nome Simon, un tizio vestito in maniera piuttosto bizzarra, anfibi ai piedi, pantaloni mimetici, giacca a rombi bianchi e neri, guanti bianchi, cappello a cilindro ed una maschera antigas che gli penzolava appesa al collo.
Si appoggiava ad lunghissimo bastone, e a parte questo era completamente disarmato!
Si rivelò essere una persona molto gentile ed accomodante, nonchè privo di senno, infatti lui ed Adolf sembravano amici di vecchia data. Devo dire con assoluta sincerità che provai anch'io simpatia per questo bizzarro personaggio.
Trovammo un posto tranquillo per accamparci, accendere il fuoco e mangiare qualcosa. Ci intrattenemmo in un'interessante conversazione col nostro nuovo amico, ci raccontò molte cose interessanti, pareva aver vagato per queste terre in lungo e in largo ed aver visto un po' tutto quel che c'è al mondo da vedere. Ci disse che il lungo bastone che portava con se doveva essere consegnato ad un cacciatore di morti che si trovava a nord, quella era la sua missione.
Ad un certo punto Simon decise che per lui era ora di dormire, estrasse dal suo zaino due marionette di pregevole fattura, una raffigurante un leone e l'altra un guerriero in armatura, le salutò ed accarezzò, poi le dispose in terra come per fargli da guardiani notturni, e  si addormentò immediatamente.
Visto che il nostro nuovo compagno non sembrava interessato a fornire il suo contributo alla guardia notturna, e la fanciulla non sarebbe stata una valida opzione, anche perchè disarmata e forse non in grado di maneggiare le nostre armi, decidemmo i turni. Il primo turno andò a Novella, che non potendo/volendo accettare la realtà della nuova "condizione" di Joaquin si comportò normalmente, io ed Adolf decidemmo che il secondo terzo e quarto turno avrebbe potuto farli tranquillamente Joaquin che non aveva più la necessità di riposarsi.
La notte passò tranquilla se non per il fallito tentativo di accoppiarsi di Adolf, e Joaquin che al mattino ci raccontò di aver avuto la sensazione che qualcuno ci spiasse, qualcuno che avrebbe lasciato sulla neve impronte grandi come noci... morto e con i primi segni di squilibrio mentale! Ottimo!
Anche la giornata successiva fu tranquilla, passammo lontano da Bordeaux in quanto, stando a quel che diceva Simon, attuale  base dei Diavoli Blu. A riprova della veridicità delle sue parole vedemmo in lontananza una colonna formata da un carro ed un halftrack riportanti il tridente blu lasciare la città. Era per noi impossibile pensare di assaltare il rifugio di una banda che poteva contare su un discreto numero di uomini molto ben armati, nutriti, ed in possesso di un tigre.
Raggiungemmo la successiva città a notte inoltrata, Simon ci disse che era già stato in questo posto e ci condusse in una farmacia abbandonata che si rivelò essere un ottimo rifugio. Ci disse inoltre che il suo viaggio era terminato perchè il giorno successivo avrebbe consegnato il bastone a Carlitos. Simon ripetè le stesse operazioni della notte precedente e si mise a dormire, noi anche, primo turno a Novella ed il resto a Joaquin.
Mi svegliai col cuore in gola al rumore della corona spinarorum che si accendeva. Novella era in piedi di fronte a noi dandoci le spalle, Adolf ed io lo raggiungemmo in un attimo mentre Joaquin faceva capolino dalla porta d'ingresso. L'inquisitore era in piedi con l'arma accesa ed il viso contratto in una smorfia di stupore misto ad orrore, il suo volto era bianco come la neve. Ci raccontò che una marionetta armata di coltello aveva tentato di fare irruzione nel nostro rifugio, fuori dalla farmacia vedemmo impronte grandi come noci...
Adolf ed io tornando a dormire fissammo il leone di pezza di Simon, tutti e due avevamo sentito un'altro rumore oltre al motore della corona spinarorum, era il ruggito di un leone! Scoprimmo che tutti i presentiti avevano udito lo stesso verso, tutti tranne Simon che dormiva.
Finalmente era giorno!
In paese arrivò un gruppo di una trentina di persone, davanti gente che si fustigava e subito dietro Carlitos, il suo luogotenente ed un tizio con volto coperto da un cappuccio con un unico buco per vedere. Ci avvicinammo. Se fino a quel momento avevo pensato che Adolf e Simon fossero pazzi mi dovetti ricredere! Questo Carlitos era completamente e totalmente fuori di senno! Ricevette il bastone da Simon che si congedò da noi con un inchino. Carlitos iniziò il suo sproloquio, ci disse che stava conducendo quel manipolo di persone nel paese del Godi Godi, dove avrebbero vissuto, gozzovigliato e fornicato! Un chiaro esempio di rettitudine e fede che non passò inosservato all'occhio vigile di Novella che ebbe immediatamente da dissentire, e lo fece come sempre con parole di fuoco. I "fedeli" di Carlitos sembrarono risentirsi parecchio alle parole del frate, e si avvicinarono con fare minaccioso. Cercai di sedare gli animi con parole accomodanti, in qualche modo, ci riuscii e venni addirittura invitato da Carlitos ad unirmi alla simpatica combricola, rifiutai dicendo che avevo una missione da portare a termine, ma che magari in un futuro avrei potuto raggiungerli. Il luogotenente ci spiegò che Carlitos aveva tutti questi seguaci a causa delle sue visioni, che erano quasi sempre veritiere, per il resto anche lui pensava che il suo amico fosse uscito di senno! Con Adolf il discorso fu diverso, lui e Carlitos si erano reciprocamente sognati, e per tutti e due l'incontro risultò essere la meta di un percorso partito da molto lontano, e forse è realmente così. Forse quelli che noi consideriamo folli, in realtà sono solo persone che riescono a guardare il mondo con gli occhi dei semplici, e non attraverso i filtri che la fede, la politica o anche solo la nostra cultura immancabilmente ci impone. Adolf e la ragazza decisero di unirsi a loro. Trovo che il nostro amico abbia optato per la scelta per lui più corretta, in fondo il Godi Godi è il posto che fa per lui, forse tutto il mondo per lui è il Godi Godi. Gli auguro tutta la fortuna del mondo e di vivere felice fino alla fine dei suoi giorni!
Carlitos ci ha invitato a partecipare ai festeggiamenti per l'ingresso nella sua comunità di Adolf, e noi lo festeggeremo!

Sia Simon che Carlitos, in occasioni diverse si sono rivolti a me parlando del fatto che a breve incontrerò il mio destino, a tutti e due ho risposto che il mio destino è affidato alle mani del Signore. Ma quale destino può avere un cavaliere? Solo quello di perire combattendo! Mio Signore, forse a breve verrò a te, se questa è la tua volontà!

Ma adesso festeggiamo Adolf!
Oggi non sarà un giorno di sangue, oggi non sarà il giorno della mia riconciliazione a Dio!
Oggi saluto un amico!

Non nobis Domine sed nomini tuo da gloriam
Celestino.

domenica 12 febbraio 2012

Le verità nascoste


Quando Sant'Antonio stava nel deserto, proprio come il Nostro Salvatore fu sottoposto alle tentazioni da parte del Demonio. Il Maligno gli offrì denaro, piaceri, cercando di fargli rinnegare lo spirito con il miraggio degli ignobili beni terreni. Ma era vero quello che il Santo vedeva, o solo inganno e miraggio? Poco conta, in fondo, perché era opera del Demonio, e poi perché tutto quanto accade in questa nostra breve vita terrena non è che miraggio e breve sogno.
Quel che conta è che il Santo ignorò tali forme che apparivano sostanza, e rimase fedele alla sua scelta.
Oggi, nel mondo del XX secolo, il vero deserto sono le Terre Perdute, luogo pericoloso, quasi privo di vita e, in questi mesi invernali, battuto da gelidi venti e neve. Qui, nelle Terre Perdute, nel luogo più impervio e surreale di esse, io e Fratello Celestino abbiamo avuto la nostra (seconda) tentazione, abbiamo incontrato il nulla che pare sostanza per mettere alla prova la nostra fede.

Del resto, stavamo vivendo un periodo denso di eventi straordinari. Giorni addietro, c'è stato l'incontro con i sedicenti Angeli, poi la visione e, infine, la sera prima della Tentazione, un incontro molto interessante, benché senza alcun sentore di soprannaturale, anzi caso mai con la puzza acre dell'osteria. Alla sera di un giorno tremendo, in cui avevamo avanzato nella bufera, abbiamo avvistato una sorta di torre posta su un'isoletta fluviale al limite della strada: era uno dei non molti luoghi delle Terre Perdute nei quali si potesse avere un pasto caldo ed un letto sicuro, se disposti a pagare cifre esorbitanti o materiale utile.
Per noi, uomini di Chiesa vincolati dal voto della povertà, non fu un problema separarci da due preziosi anelli che avevamo dovuto controvoglia prendere con noi in una precedente avventura al fine di sviare certe indagini. Fu in questo luogo che trovammo un mercante ubriaco che, prima di crollare, ci narrò leggende interessanti che circolavano nelle Terre Perdute. Ci disse degli Angeli, ma soprattutto raccontò di un luogo che forse avevamo visto negli affreschi della Rocca Templare, un luogo segnato dal simbolo dell'aragosta. Lì, a detta del mercante, si nascondeva il Graal, ma anche un pericolo da cui pochissimi erano fuggiti. Appena entrati nel villaggio, cessava di splendere il sole, e bimbi morti accompagnavano con cantilene i malcapitati viandanti in un palazzo, unico sano nelle rovine, al sicuro dai branchi di lupi morti che ululavano lontano; qui si trovava una tavola imbandita, ma il vero cibo erano proprio loro, i viandanti, che venivano divorati da un essere mostruoso, con il volto coperto da una maschera. Un vivo, che però si nutriva di vivi.

Avremmo voluto parlare ancora con il mercante, ma crollò ubriaco e i suoi colleghi lo portarono via prima che si riavesse. Noi partimmo alla volta di Guernica, ma fummo costretti a fermarci prima.

Camminavamo in un luogo spettrale, spazzato, dove il suolo pareva vetrificato. I miei rapporti segreti parlavano chiaro: lì c'era stata un'esplosione nucleare e, con un po' di fortuna, avremmo trovato un aereo tedesco precipitato con un'altra testata. Dovevo trovarla: copiata, sarebbe stata un'arma formidabile per il Sanctum Imperium, i Tedeschi non avrebbero mai osato attaccarci sapendo che disponevamo di un simile ordigno. Sganciato su una loro città, avrebbe causato danni inenarrabili, generando una quantità indescrivibile di morti.
Vidi, in lontananza, la sagoma di un aereo precipitato, emozionato mi stavo già avviando, quando un istinto mi fece voltare. Così fece Celestino. Non Joaquin, il cui cuore fu trapassato dalla lancia di una donna mostruosa, mutata dalle radiazioni, che ci aggredì brandendo uno spaventoso machete. Io e Celestino facevamo per difenderci, sarebbe stato uno scontro duro, ma due colpi alla testa uccisero il mostro.
Chi li aveva sparati?
Intorno non c'era nessuno.
Solo noi, il vento e il cadavere di Joaquin, già dissanguato.
La nostra Tentazione.
Egli sembrava sparare, sembrava rallegrarsi di avere ucciso il mostro, sembrava raccontare di essere morto nell'assalto alla setta in cui aveva perso la vita anche Otto e di essersi risvegliato con poteri che gli permettevano di simulare la vita. In realtà, io lo sapevo bene, il povero Joaquin era a terra, davanti a noi, perché quel cadavere ragionava, e la Chiesa dice che non esistono morti senzienti. Di conseguenza, Joaquin, il Joaquin che parlava con noi, era solo un'illusione, una manipolazione del demonio. Ebbi la forza di ignorarlo, mentre mi spiace ammettere che Fratello Celestino dava credito a queste vane manifestazioni, credeva che davvero potesse esistere un morto amichevole, un morto che non fosse una vuota bestia affamata di carne viva. Adolf addirittura diceva di aver capito da tempo che Joaquin era oramai un morto, ma di lui non mi stupisco, la vera fede non lo ha mai accompagnato.
Mi rincresce, invece, per Fratello Celestino, ma qui non posso perseguire la sua eresia, ci serve stare uniti nell'interesse superiore della Chiesa: riportarle la bomba atomica.

Ignorando l'illusione di Joaquin, mi diressi verso l'aereo: oramai era tempo di rivelare ai miei compagni quale tesoro si nascondesse lì. Lo trovammo, ma purtroppo trovammo anche l'orrore: la donna mutata teneva lì, appesi, due cadaveri e una donna ancora viva, nuda, ferita. Si nutriva di loro.
Liberammo la donna, che ci rivelò di essere stata attaccata a sorpresa dalla donna mutata mentre si recava a Guernica (pur sapendo che era un luogo infernale) con una Jeep. Non fu difficile trovare la Jeep, ancora funzionante: ci avrebbe aiutato a portare via l'innesco della bomba che, insieme alle foto dell'ordigno che avevo scattato (secondo le indicazioni ricevute da Ardizzone in segreto) avrebbe permesso ai nostri Santi tecnici di riprodurre l'arma.
Non c'era più motivo di proseguire verso ovest, verso la pericolosa Guernica. Il transatlantico americano, a detta del mercante, era a Lisbona, troppo lontano per inseguire una notizia dubbia. Decidemmo, invece, di recarci a nord, verso il presunto nascondiglio del Graal. Io sarei voluto tornare subito in Italia, ma non potevo tornare solo, sarebbe stato troppo pericoloso, più pericoloso che affrontare un giro più lungo insieme al forte Celestino e ad Adolf, che insistevano per andare a Nord.
Così ripartimmo, portando con noi la donna ferita e ancora tormentati dalle visioni del nostro compagno morto.

domenica 29 gennaio 2012

I segreti dei Templari


Spesso il Demonio opera in modo tale che all'uomo, nella sua debolezza, le sue parole e le visioni da lui indotte possono apparire ai deboli sensi dei mortali come indotti dal Signore. Come dobbiamo noi sapere se ci troviamo di fronte ad un inganno, o ad una ispirazione divina? Solo la Fede può esserci di guida, ma se la Fede è credere senza spiegazione, come può dubitare? E allora è la Santa Madre Chiesa a guidarci: nel frattempo, a rischio di eresia, non possiamo che sospendere il giudizio.
A questo pensavo il mattino del 3 di gennaio, di fronte alle rovine della fortezza di Andorra. Ma procediamo con ordine.

Abbandonate le Vedove, decidemmo di scendere in Spagna passando dai valichi del lato mediterraneo, a causa dei climi meno rigidi, e forti anche dell'indicazione di un bene organizzato gruppo di sopravvissuti in una Rocca all'incirca nel luogo dove un tempo si trovava il confine fra Spagna e Francia. In effetti, vi arrivammo e fummo accolti con gentilezza da un gruppo di uomini e donne che si erano stabiliti in questo antico castello e che vi si erano barricati anche grazie alle armi che vi avevano trovato (la fortezza era stata un deposito d'armi tedesco). Mancava un medico, ma Joaquin riuscì a curare alcuni feriti.
Pernottammo lì, e avemmo una chiara dimostrazione della forza del gruppo: fummo attaccati dai Diavoli Blu, gli stessi che avevano raso al suolo la fattoria incontrata in precedenza, che si giovavano anche dell'appoggio di un Tigre. Ebbene, furono respinti e sconfitti con gravi perdite( questo è quello che pensate, ndr), senza che gli abitanti della rocca corressero veri rischi.

La mattina dopo, nonostante la presenza dei banditi, decidemmo di ripartire, per seguire la nostra missione. La nuova meta era La Vella: forse anche là qualcuno aveva sfruttato la rocca per proteggersi dai pericoli delle Terre Perdute. Il viaggio non fu privo di difficoltà, dovemmo anche uccidere un paio di simplices, ma più grande fu la delusione una volta là giunti: la rocca era diroccata e deserta.
Trovammo, comunque, una torre ancora solida nella quale passare la notte – credevamo – abbastanza al sicuro. Già durante il primo turno di guardia, eravamo tutti svegli. Tre uomini si erano introdotti nella stanza, senza che Fratello Celestino se ne potesse rendere conto.
Tre uomini, dunque, estremamente scaltri.
Tre uomini dalle capacità straordinarie.
Tre uomini lesti e silenziosi, benché armati.
Tre uomini che la credulità popolare chiamava “gli Angeli”, e ai quali attribuiva virtù e gesta meravigliose, arrivando a definirli inviati da Dio per le provvidenziali apparizioni nelle Terre Perdute, a grandi distanze, durante le quali curavano ammalati e punivano i malvagi.
I nomi con cui si presentarono erano eloquenti: Micheal, Gabriel, Raphael, ed in effetti la loro presenza era rasserenante per il loro carisma eccezionale. Non erano angeli, li avevo sospettati di eresia per questo, ma in verità non pretendevano di esserlo. Eppure c'era qualcosa di non naturale in loro.
Il maggior stupore, però, fu quando scoprimmo che erano stati compagni di fuga dalla Russia con il nostro Fratello Celestino! Si erano aiutati, e già allora, ci avrebbe rivelato in seguito Celestino, si erano dimostrati generosi, leali e valorosi, benché non certo sovrannaturali. I tre si offrirono di vigilare sui nostri sonni, non prima di averci suggerito di recarci alla fortezza di Montserrat (dove li avremmo trovato delle risposte a ciò che cercavamo): ci fidammo.

La mattina seguente, eravamo soli. Per fortuna, nessuno ci aveva attaccato. Nonostante la prova di poca affidabilità fornita dai sedicenti angeli, decidemmo di dar loro retta quanto alla meta suggerita, e ciò ci introdusse ad una esperienza davvero straordinaria.

Quando arrivammo in vista della rocca, io e Fratello Celestino fummo pervasi da un sentimento di serenità, e avanzammo con fiducia, benché ovunque regnasse un silenzio innaturale: perfino la natura sembrava tacere.
La fortezza era in ottimo stato, benché apparisse disabitata e, a giudicare dalla polvere, nessuno fosse stato lì da gran tempo. Vedemmo una scala addestrarsi nei sotterranei di una torre, la discendemmo. Sull'ingresso, troneggiava l'emblema dei Templari.
 Adolf e Joaquin dichiaravano di sentire un disagio crescente, ma in noi uomini di fede cresceva la serenità e li ignorammo, sino a sbucare in una stanza pentagonale, adornata da splendidi affreschi, e nella quale si trovavano cinque bare: erano i sepolcri degli ultimi cinque Gran Maestri Templari. Era incredibile, eppure le spoglie dei grandi uomini, con armi e divise sugli scheletri inanimati, erano lì, davanti a noi, con l'eccezione di quello di Jacques De Molay, il cui sarcofago era vuoto. Del resto, era stato arso sul rogo nel 1314. Anche uno degli affreschi rappresentava il suo rogo, ma attorno a lui danzavano diavoli che parevano entrati sulla scena da un portale vermiglio. Gli altri affreschi sembravano rappresentare una storia: un templare dal volto irriconoscibile era rappresentato in armi sotto Acri; poi (su un diverso muro) si vestiva da Ospitaliere (probabilmente per fuggire la persecuzione); su un altro ancora svolgeva un rito che portava ad aprire un portale celeste (forse un passaggio per altri tempi, come vuole la tradizione d'eresia?); ancora, dava ad altri cavalieri da bere in un calice che sembrava il Graal; infine, nascondeva il Sacro Calice in un luogo identificabile da un granchio-aragosta, che Jaoquin riconobbe come l'emblema di una cittadina francese a lui nota.
Quale poteva essere il significato di quei dipinti? Era possibile che il Templare senza volto fosse il  nostro Celestino, come asserì in una subitanea ispirazione, pur sostenendo di non ricordare nulla? E che i tre cavalieri che bevevano dal Graal fossero i tre Angeli? Di certo quegli affreschi dimostravano come i Templari (almeno quelli antichi, ma molto probabilmente anche gli attuali) camminassero per le loro pratiche sul sottile confine fra l'eresia e i legittimi tentativi di difendere con ogni mezzo la Cristianità. E se il Graal, se questi riti di inaudita potenza esistevano davvero, solo la Santa Madre Chiesa avrebbe potuto gestirli.

Lentamente, la stanchezza si insinuò nei nostri corpi, infiacchiti dal viaggio, dal freddo, soprattutto dalle emozioni. Ci addormentammo, senza riuscire a gestire i turni di guardia.
Quando ci svegliammo, la mattina del 3 gennaio, davanti a noi c'erano solo le rovine della fortezza che avevamo visto perfettamente integra.
Era stato tutto un sogno, una visione o un inganno?

lunedì 23 gennaio 2012

Lettera di follia



La mia è una malattia subdola! Le mie personalità multiple quando sembrano scomparse, ritornano più forti che mai. La mia personalità è persa. Non ho controllo sulla mia psiche, un giorno forse non saprò neanche cosa dico.
J'ai simplement voir un peu de guerriers femmes françaises. Jeach Bon Ton a pris le relais.

Ich sehe überall Verschwörungen in Deutschland. Vielleicht können wir folgten ihnen, und bald werden sie uns töten.

Priusquam esset visionibus. Prima hominis cum baculo, sequitur multitudinem martes laudando et in nomen, et secundum hominem habitu, qui abscondit faciem suam a maccus cum Vestibulum OS.

Можда они могу да ми помогне. Можда човек са штапом је нови месија. Он ће Цурами.

News did not know better that my thoughts might consider me a heretic. Do not want to ruin the good relationship that is being created between us after months of clashes and misunderstandings.

Guerriers et les veuves à partir du guide inquisiteur, j'ai appris que ces personnes voyageant ensemble dans le nord-ouest de la France. Je dois convaincre le groupe pour aller dans cette direction.

Um diese Informationen zu erhalten, musste ich meinen Körper, um eine robuste Witwe geben, und ich muss sagen, dass sie für eine lange Zeit war verwitwet ...

Nuestro viaje continúa, sin embargo, dejan a las viudas y se dirigió a España. Seguimos un espejismo, se dice que los barcos amarrados bandera de Estados Unidos en la costa atlántica de España y Portugal.

Per ora prego che la mia situazione non peggiori, non mi resta che affidarmi alla fede.

(PS : tramite un potente traduttore on-line forse si capirà i pensieri di Adolf, l'unico problema e scoprire le lingue con cui «pensa e parla»)

domenica 22 gennaio 2012

Santo Stefano

Ci sono luoghi nei quali la mano di Dio opera in modo imperscrutabile: sono i luoghi barbari nei quali la Chiesa non ha ancora stabilito la sua Santissima fede.
Anche noi possiamo, però, offrire la nostra opera perché gli sventurati che sono lontani inconsultibile vesta di Cristo, a rischio per la salvezza ultraterrena e terrena, possano un giorno non lontano ripararsi sotto la Sua coltre.
Per questo, nel giorno di Santo Stefano, dopo una notte di preghiera, ci siamo mossi da Avignone, in direzione ovest, alla ricerca di gruppi di sopravvissuti nelle Terre Perdute ai quali portare la Parola del Signore e della cui localizzazione portare notizia a Roma, in modo da organizzare una espansione del Sanctum Imperium in tale direzione, sottraendo i vivi alle grinfie dei morti.

Presto, però, scoprimmo che, nelle Terre Perdute, i morti non sono il peggiore dei pericoli che si possa incontrare. Dopo una breve sosta a Nimes, ci siamo infatti avviati alla volta di Montpellier. Sapevamo dell'esistenza di un gruppo di sopravvissuti per via, ma, una volta lì giunti, ci siamo resi conto che la cascina era stata rasa al suolo. Ma non era stati i morti a massacrare gli abitanti, ma uomini, uomini vivi e così crudeli e blasfemi che un vecchio, oramai morto, era stato inchiodato ad una croce, in una blasfema parodia del Cristo.
Ne era chiara prova il fatto che l'aggressione era stata perpetrata con mezzi tecnici avanzati, che solo esseri senzienti potevano utilizzare: cingolati. Quindi, molto probabilmente, i malcapitati erano stati deportati da un gruppo che aveva lasciato la sua macabra firma: un tridente blu.

La casa era stata depredata e in parte distrutta, ma non c'erano pericoli evidenti e, siccome già imbruniva, decidemmo di passare lì la notte, che trascorse senza intoppi. Il giorno dopo ripartimmo per Montpellier, fra le cui rovine risiedeva l'ultimo gruppo di sopravvissuti di cui avevamo notizia. Qui giunti, ci muovemmo con cautela, perché Joaquin aveva intravisto qualcosa muoversi, ma non abbastanza: presto ci trovammo sotto tiro di quattro donne armate fino ai denti, le quali tuttavia – per fortuna – non avevano brutte intenzioni nei nostri confronti, e anzi rispettavano gli uomini di Chiesa, al punto che nel loro rifugio trovammo un Inquisitore, la cui missione in zona era segreta, che era rimasto solo dopo un agguato e che sarebbe stato certo condannato senza l'intervento delle Vedove (così si chiamavano le donne, che vivevano senza uomini e che erano valorose guerriere).
Sfortunatamente, nonostante la loro lotta contro le bande della zona (fra cui i Diavoli Blu che avevano aggredito la fattoria, e che erano sostenuti dal Quarto Reich), non avevano notizie certe riguardo a gruppi di sopravvissuti in zona. Certo, c'erano piccole comunità, e poi gli zingari, sempre disposti a commerciare con tutti, ma la cui città era collocata in un luogo ignoto.
Ci riportarono però interessanti leggende: in Spagna e in Portogallo, si narrava, erano sbarcati dei transatlantici americani. Che ci fosse l'opportunità di scoprire cosa fosse accaduto oltreoceano?

lunedì 16 gennaio 2012

Una guardia per due padroni


Siamo in marcia verso le terre selvagge, io cammino con un fardello ben più grande: devo proteggere Joaquin e dopo il mio scatto di pazzia a Grinzane sono diventato converso di Padre Novella. La cosa devo dire non mi dispiace e l’allontanarmi da Torino mi sta recando una certa stabilità. Per ora i miei cloni dormono oppure uno di loro ha preso il sopravvento.
Un clone mansueto, ubbidiente e impavido….
Magari la fede mi sta facendo tornare me stesso anche se ormai non so più chi sono.
Con Novella affrontiamo insieme una coppia di simplex che ci ostacolano il cammino. Joaquin spara, io vedendo che Novella ha problemi a accendere la sua arma, mi getto in corpo a corpo, devo far guadagnare tempo ai miei padroni. La mia vita ora è loro….
Dobbiamo raggiungere il passo per arrivare a Avignone, ci imbattiamo in un villaggio di montagna che scopriamo essere minacciato da una creatura deforme e mostruosa.
La vedo entrare in una grotta mentre raggiungiamo il passo. Non conosco il nome della creatura ma vedo che ha un numero sul petto, sembra un cumulo deforme di persone, ha molte braccia, come un ragno armate di lame .
Quel numero però mi ha colpito più di ogni deformità, anche io sono un esperimento forse non c’è differenza tra lei e me! Il suo aspetto esteriore era come la fusione di diversi individui, io ho diversi individui dentro di me….
Celestino ha rischiato di morire, torniamo al villaggio a curarci, e ci restiamo qualche giorno per riprendere le forze.
La calma e la pace della montagna hanno avuto un buon effetto su di me.
Ripartiamo e arrivati ad Avignone incontriamo il capo dei templari accompagnato da un tedesco. Forse un mio clone lo conosceva in quanto non è un volto nuovo… ne parlerò ai miei padroni!