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lunedì 19 marzo 2012

Malta nun fa la stupida...


Mai più mi sarei aspettato di scrivere le prime pagine del mio diario da Ospitaliere nel giaciglio di un ospitale da campo.
Malta è presa, ma su di me e gli altri due le cicatrici di quest'impresa rimarranno indelebili per colpa del solito idiota esaltato in cerca di gloria, tanto me la paga questa er fijo de mignotta.
L'impresa è riuscita grazie alla nostra preparazione militare ed il fatto che gli inglesi erano pochi, anche se i loro ranghi erano farciti di morti controllati dal loro colonnello. Me chiedo come cazzo se fa a farse comandà da 'n morto, capisco che loro son sempre stati quadrati de cervello, ma se se risvejava come simplex che facevano? Annavano in giro a sbavà e rosiccarse le caviglie?
La parte più difficoltosa dell'operazione è stata lo sbarco iniziale, essendoci pochi punti di attracco e la conformazione dell'isola tale da renderli dei perfetti punti da imboscata, la nostra operazione rischiava di essere un massacro. Fortunatamente gli uomini reclutati sono tutti ex militari che non si sarebbero mai potuti reintegrare nel Sanctum Imperium, questo li ( ci ) rende delle bestie ben addestrate che nella loro vita sono in grado di far bene solo una cosa, ammazzare altre bestie addestrate ma con una divisa diversa.
Lo sbarco, la creazione di una testa di ponte e la presa della prima fortezza tutto sommato sono state piuttosto facili ed abbiamo perso pochi uomini, alla fine ne sono caduti di più sotto i colpi di mazza dell'ospitaliere morto che sotto quelli dei mitra. A proposito dell'ospitaliere, ma com'è possibile che si sia svegliato sto energumeno morto da un paio di centinaia di anni? Non si svegliano solo i morti "freschi"?
La presa della seconda fortezza è stata un po' più complessa, ci son voluti due tiri fortunati con le granate, altrimenti avremmo dovuto sudare un bel po' di più, ma sopratutto lo scontro col colonnello inglese... mai visto un morto menar mazzate così gagliarde! Manco dopo che gli ho tolto un braccio ha smesso di menare come un fabbro! Pure il dottò gli ha staccatgo la testa dal collo, ma quello parea manco essersene accorto! Me cojoni che male che c'ha fatto!
La situazione si è risolta quando il cojone ha smesso di menare quello sbagliato, per venire a fa la cazzata di menare la testa che era già staccata da un pezzo ( essì le orecchie di un diabolico posso fa danni incalcolabili! ce vuole coraggio a menare un naso armato come quello! ), per poi infilare una granata nella collottola del colonnello e scappare, peccato tra tutti era l'unico non ferito ( perchè Ludovico non gli aveva menato come si deve quando lo attaccava! ) e quindi l'unico che potesse scappare! Gli è annata male che non so' morto pure io!
In ogni caso questa esperienza mi ha dato modo di conoscere meglio i miei compagni, e farmi un'idea su di loro...
Fratello Orlando alias Ludovico è un'amico, anche se lo vedo troppo preso dal suo ruolo di ufficiale, adesso s'è pure preso bene delle cazzate fasciste che vaneggiano sti quattro scappati da casa. Le sue capacità tattiche sono pari a zero, ma almeno è carismatico con la truppa che lo segue ciecamente, e questo è assolutamente un bene! Tra tutti gli ufficiale figli di papà almeno lui è capace di menar le mani e la spada!
Fratello Raffaello è stata la vera sorpresa, subito mi ha dato l'idea del frocetto senza palle invece è un gran manico. Sta mezza sega d'un dottore sa sparare, combatte come un'omo vero ed è anche in grado di ricucirti, fosse pure na bella sorca sarebbe perfetto! Mi ha impressionato sopratutto la velocità con cui pensa ed agisce, un esempio è stato quando sulla barca mi stava cascando la granata e lui dopo averla presa al volo ha fatto pure un bel centro sulla postazione del mitragliatore.
Fratello Giocondo ha dato piena dimostrazione delle sue capacità, avesse il cervello grosso un quarto della sua bocca sarebbe un genio! Sa solo sparà cazzate, combatte peggio di mi zia Cesira che c'ha 84 anni e a parte du tiri buoni di granata ( di cui uno s'era pure dimenticato di staccà la linguetta ) zero assoluto! E lo rimetto per iscritto che dopo la cazzata della granata col colonnello me la paga!

domenica 18 marzo 2012

L'Italico manganello raddrizza il vile figlio di Albione


Fiero e imperioso, l'italico vessillo sventola oramai sulla più alta torre della fortezza di Malta, che si credeva sicura per le mura, ma che nulla ha potuto contro il vigore di militi votati alla Patria! La canaglia anglo-non morta è stata punita dal sacro e italico manganello!
Io, fratello Ruggiero e fratello Raffaello ci troviamo nei letti di un improvvisato ospedale da campo per lenire le ferite riportate in battaglia, invero più per la codardia degli amici che per la forza dei nemici: sempre, il pericolo maggiore si annida dove non lo sappiamo vedere. Ma poco conta: la fortezza è nostra, presto ci rimetteremo e il nostro braccio tornerà forte e vigoroso al servizio della patria, e in particolare urge prendere il controllo di tutta l'isola, anche se il più sembra fatto: alcuni esploratori hanno riferito, comunque, che esistono ancora comunità di vivi che saranno certo fieri di diventare Italiani (o Figli del Signore, come sbraita Novella).

Bisogna però essere sinceri: la rocca era ben costruita, e prenderla non sarebbe stato facile, anche se nel frattempo erano sbarcati, sul territorio reso sicuro, quasi tutti i fratelli militi, e anche il Reggente. Anche così, non avremmo vinto se non a prezzo di molte, troppe vite di italiani, se non avessi avuto una felice ispirazione, e se non avessi avuto con me commilitoni valorosi. Io sapevo che esisteva un cunicolo segreto che, dalle rocce alla base della fortezza, portava alle sue cantine: un antico cunicolo di fuga, oramai dimenticato. Non so come potessi sapere della sua esistenza, semplicemente lo sapevo. Inventai di averlo trovato su antiche carte, per essere credibile di fronte al Reggente, ma in realtà la certezza non si sosteneva sul nulla.
Ci muovemmo con il favore delle tenebre. Di fatto, il cunicolo c'era, e lo trovammo proprio dove avevo immaginato. Eravamo io, fratello Ruggiero, fratello Raffello e fratello Giocondo: pochi coraggiosi per una sortita, con il compito di aprire il ponte levatoio all'invasione dei commilitoni.
Il budello, parte naturale, parte artificiale, conduceva, tramite una porta segreta troppo mal celata per l'italico genio, alle cantine, dalle quali, coperti da un fitto fuoco di copertura dall'esterno (più che altro per creare confusione: la nostra artiglieria non era tale da nuocere alla fortezza) giungemmo ad un'ampia stanza adattata a dormitorio, dove si trovavano quattro inetti inglesi, agitati per il cannoneggiamento. Vili.
Sapevamo che i figli d'Albione sono dei codardi: se li avessimo attaccati in corpo a corpo, sarebbero fuggiti a dare l'allarme invece di battersi da uomini, così decidemmo di eliminarli con una granata. Se ne incaricò il nostro “esperto” di esplosivi, fratello Giocondo, che fece cadere la bomba attraverso la grata. Disgraziatamente, nella fretta, si dimenticò di innescare l'arma. Ci venne in aiuto l'anglica stoltezza: evidentemente, il soldato che vide l'oggetto per terra non conosceva il modello, esclusivo del Sanctum Imperium, non lo riconobbe come una bomba, lo innescò inavvertitamente. Morirono tutti, così dilaniati che non fu nemmeno necessario farli a pezzi.
Restammo un istante in ascolto: l'esplosione era stata scambiata, da fuori, per un colpo di artiglieria, così potemmo sgusciare fuori. Subito, l'obiettivo ci fu chiaro: con un colpo preciso di granata si poteva distruggere il meccanismo che teneva sollevato il ponte, ma c'era un problema, anzi due: due, come i Bren sulla torre davanti al ponte, che avrebbero falcidiato gli aggressori. Andavano eliminati, e ce ne occupammo io e fratello Raffaello: dissimulandoci fra le ombre, arrivammo sul luogo, piombammo sugli inglesi, e stavamo ancora finendo di affettarli quando fratello Giocondo pensò di riscattare il goffo lancio di bomba precedente con un tiro a dir poco spettacolare: gli anni di esercitazioni erano serviti, alla fine! L'esplosione non solo distrusse il meccanismo del ponte levatoio, facendolo cadere, ma bloccò anche la grata: la porta della fortezza era spalancata, gli Ospitalieri invasero la rocca.

Avevamo, però, ancora un conto in sospeso: quello con il famigerato Colonnello inglese. L'avevo già visto bene, quella mattina, dall'alto della piccola rocca, intento ad osservare le navi che arrivano da quella che, ancora, era la fortezza anglo-non morta, e a coordinare un vano cannoneggiamento. Mi aveva guardato, come se avesse percepito il mio occhio, e improvvisamente avevo avvertito un pericolo: uno dei nostri, un Ospitaliere, mi stava attaccando! Lo evitai, e l'uomo fu immobilizzato. Che essere era colui che, a centinaia di metri di distanza, riusciva ad insidiare un cuore italico?

Ce lo trovammo di fronte nel mastio, nel cuore della fortezza, il volto in parte putrefatto contratto in un ghigno demoniaco: di certo il Colonnello apparteneva a quella schietta di Morti che nel Sine Requie sono definiti Diabolici( se ti sentisse il Novella, ndr). Devo ammettere che, nonostante il sacro fuoco che alberga nei nostri cuori impavidi, nel vederlo un rapido brivido ci corse per la schiena. Fu un attimo, poi ignorando le sue altisonanti minacce ci disponemmo ad attaccarlo. Eravamo di nuovo solo noi, noi del manipolo che era penetrato attraverso il passaggio segreto. I suoi nemici peggiori, alla resa dei conti. Lui, del resto, era morto, diabolico e inglese: si può immaginare una feccia peggiore? Eliminarlo era un dovere non solo di fronte alla Patria, ma davanti all'umanità intera.
Di nuovo, il suo primo attacco fu mentale, e colse probabilmente l'elemento più debole ( a livello mentale ovviamente, ndr), ossia fratello Giocondo, il quale subito si avventò contro di me brandendo la sua minacciosa mazza. Io non potei che difendermi, mentre fratello Ruggiero e fratello Raffaello si gettavano direttamente contro il morto.
La lotta fra me e Giocondo era in stallo, egli mi attaccava con violenza, senza riuscire tuttavia a ferirmi, mentre io mi difendevo senza volergli nuocere (mah, vedo una sottile distorsione della realtà, ndr), sperando che ritrovasse il senno. Ma i miei compagni, oh, loro menavano fendenti degni di entrare nella leggenda! Colpi che avrebbero fatto stramazzare un bue parevano appena essere avvertiti da quell'essere demoniaco, che a sua volta vibrava fortissimi colpi con la sua sciabola. Un fendente di Ruggiero lo menomò di un braccio, ma egli rispose con un nuovo attacco magico: uno sguardo, e Ruggiero ardeva, costretto a gettare via l'armatura, ed era costretto a strapparsela di dosso, ferito.
Quando tutto sembrava volgere al peggio, a Raffaello riuscì un attacco invero notevolissimo: la sua lama recise di netto la testa del morto, che non per questo cessò di lottare, ma quanto meno era indebolito e perse per un momento il contatto con il suo succube Giocondo.
Cosa successe allora nella sua mente? Cosa pensò Giocondo?
Sul momento, io ero convinto che avesse recuperato le facoltà mentali, e infatti si avventò sulla testa mozza del Colonnello e la fece a pezzi con un preciso colpo di mazza, sicché corsi a dare man forte a Raffaello, spada in pugno, nel corpo a corpo finale.
Oramai tutto volgeva a nostro favore, ma non avevamo considerato un elemento: la follia, che in ogni momento può cogliere gli uomini.
Cosa mai passò per la mente di fratello Giocondo?
Forse la sua mente era ancora sconvolta dal controllo esercitato su di lui dal demoniaco Colonnello, e ora vedeva tutti, sia il mostro, sia noi come suoi nemici?
Forse voleva eliminare insieme lui e noi, in modo da assumersi pienamente e da solo la gloria dell'impresa?
Forse è un vile, che non esita a mettere a rischio la vita dei compagni per salvare la propria?
Forse, semplicemente, si tratta di uno psicopatico incapace di vedere le conseguenze delle sue azioni?
Negli ultimi tre casi, dovremo valutare cautamente se sia opportuno tenerlo fra di noi, a rischio di trovare in ogni momento un pericolo fra le nostre stesse fila.
Ad ogni conto, pensò bene di gettare una bomba incendiaria sul Colonnello impegnato in corpo a corpo con noi. La deflagrazione fu tremenda, il mostro ne ebbe danni tali da essere ridotto a risultare del tutto inoffensivo, ma noi non eravamo in condizioni molto migliori: Ruggiero, già ferito in modo abbastanza grave ma che per fortuna si trovava un po' discosto, cadde a terra ustionato e privo di sensi, forse in coma, io e Raffaello fummo ancora in grado di trascinarci fuori, sulle nostre gambe, a cercare aiuto, mentre l'infame Giocondo esultava per la sua bella impresa.

Impresa di cui io e gli altri porteremo per sempre il ricordo, sotto forma di cicatrici indelebili sulle nostre carni.

domenica 11 marzo 2012

Malta beach e il nemico che non ti aspetti


Quei pochi morti che ci avevano attaccato, benché feroci, non erano che una prima avvisaglia di quanto avremmo trovato sul suolo di Malta. Quando quelle fighette dei Templari hanno liberato il suolo italico dai morti avranno fatto anche un egregio e meritevole lavoro, ma scommetto che non trovavano simili difficoltà: morti e vivi che combattono assieme contro di te. Ci vogliono eroi, veri italiani in questi casi.
Avevamo appena fatto a brandelli i morti che ci avevano abbordato, quando cominciarono i cannoneggiamenti. E già questo puzzava: i morti, anche quelli cattivi, attaccano, graffiano, mordono, sbranano, a volte usano l'arma bianca, ma non cannoneggiano, e se li tieni a distanza puoi farli a pezzi serenamente. I vivi, invece, ti attaccano da lontano. Oppure lo fanno quei morti quasi leggendari, che nessuno vorrebbe mai incontrare.
E anche i morti normali non sono semplici da incontrare.

Ad ogni modo, dall'isola ci cannoneggiavano, e nonostante la nebbia anche con una certa precisione: un colpo fortunato, anzi, centrò in pieno la poppa, causando diverse vittime e, tra l'altro, colando a picco il segnalatore con il quale avremmo dovuto, entro dieci ore, segnalare ai nostri compagni ancora al largo di non cannoneggiarci. Un bel problema. Ora diventava vitale prendere la piccola fortezza: solo da lassù, sosteneva Ruggiero, avremmo potuto segnalare la nostra posizione con bandiere, non appena si sarebbe diradata la nebbia.

Calammo le scialuppe, e fui io che, forte del mio istinto di veneziano, le guidai sicuro alla costa. Sbarcammo, e già si stava preparando il comitato d'accoglienza: uno stuolo di morti avanzava davanti, desideroso di calmare la grande fame dei defunti, e nel frattempo dai lati dei soldati inglesi ci sparavano addosso.
Sapevo che questa razza d'Albione fosse infingarda e debole, ma non pensavo che fossero così abbietti da allearsi con i morti, con coloro che si nutrono di carne umana. Non tutti, del resto, hanno l'italica forza, e, ad essere obiettivi, qualcosa non andava: i morti che avanzavano verso di noi erano molto più vicini agli inglesi, quindi agivano in barba all'istinto che porta tutti i morti ad attaccare il vivo più vicino.
Chiaro come il sole che c'entrava l' “emissario di Satana”, come lo chiamava Fra Novella. O un morto dei peggiori, come traduciamo noi – lontano dalle orecchie degli Inquisitori.

Io, Ruggiero e altri intrepidi ci siamo gettati nella mischia, a spaccare un po' di membra a quei morti, mentre le pallottole dei soldati vivi fischiavano attorno e – qualche volta – aprivano fiori rossi nelle teste di noialtri. Nel frattempo, però, Raffaello con un pugno di uomini compiva un'azione aggirante, e quando Fratello Raffaello, fra i migliori della scuola Folgore, si mette a sparare da posizione favorevole, beh per chi si trova sotto tiro c'è poco da stare allegri.
In breve, prendemmo la piazza e creammo una testa di ponte sull'isola. Per aggiunta, avevamo catturato vivi alcuni prigionieri, uno dei quali ci rivelò che vivi e morti vivevano fianco a fianco sotto la guida del Colonnello inglese, o meglio del suo cadavere senziente e dotato di enormi poteri. Non erano, però, moltissimi: centocinquanta circa, una truppa alla nostra portata, e solo alcuni nella rocca vicino a noi.
Fu Fratello Raffaello a mettere fine alle pene terrene del prigioniero, al grido di “sono contro la violenza”, chiosato da un colpo di pistola in piena faccia. Non male, visto che l'alternativa era seppellirlo nella sabbia con la sola testa fuori, in attesa dell'alta marea (pessima idea, quando uccidi qualcuno è sempre meglio essere presente alla morte per farlo a brandelli, se poi devi tenere il posto).
La fortezza era unita alla terraferma solo da uno stretto ponte, che però, come verificammo, non era minato ed era abbastanza mal difeso: in breve, con la copertura dei mortai che mise in fuga i difensori, arrivammo alla porta della fortezza, l'aprimmo e...ci si parò davanti la vera difesa.

Un gigante. Una sorta di Ruggiero(Celestino si addice di più) in armatura da Ospitaliere, però morto e diventato un Atrox. Nonostante il ferro, si muoveva con estrema agilità, e fracassava crani ed elmetti con facilità impressionante. Provammo a sparargli, ma era inutile: alla fine, capimmo che dai capi la truppa si aspettava l'atto eroico, così io, Fratello Ruggiero e Fratello Raffaello ci gettammo nella mischia all'arma bianca, mentre gli altri parte avanzavano e prendevano la rocca senza incontrare altri grossi ostacoli, parte ci rifornivano di spade, dopo le che le nostre (ben tre!) rimanevano piantate nel mostruoso Ospitaliere, senza minimamente infastidirlo.
Alla fine, ringraziando il fabbro che aveva forgiato le nostre armature e l'arrivo di Fratello Giocondo, riuscimmo ad avere la meglio del mostro, riportando ferite in fondo lievi.
La piccola fortezza era nostra.

Rimaneva quella più grande, dove si nascondeva il Colonnello con il grosso della truppa.

domenica 4 marzo 2012

Nuovi Inizi


La cecità materiale non è un vero limite per l'uomo di fede: esistono Occhi che possono guardare ben più lontano, alla eterna salvezza. Ed il Signore mi ha concesso di servire ancora la S. Chiesa, dunque più non posso chiedere.
Al ritorno dal mio viaggio, insieme a Joaquin (unico dimostratosi alla prova dei fatti dabbene e illuminato dalla Fede), abbiamo riportato a Firenze, da Frate Ardizzone, la S. Bomba Atomica, o meglio il suo innesco ed i progetti utili a costruirne di nuove, garanzie di sopravvivenza per il Sanctum Imperium. Siamo stati salutati come eroi, per quella tendenza degli uomini ad attribuire agli uomini i successi, quando coloro che chiamano eroi sono solo strumenti del Progetto del Signore.
Tuttavia, Ardizzone mi ha consigliato di non raccontare, se non a lui, i dettagli di quello che avevo visto nel Nord della Francia (le ultime immagini di questo mondo terreno): la situazione è così intricata, coinvolgendo i Templari, che era meglio non agire in modo troppo palese.

Poco male, perché il Signore, per mezzo di Sua Santità il Papa, ha trovato un nuovo modo di permettere di servire i Suoi piani: con la Tuitio Fidei, Egli ha ripristinato il Sacro Ordine degli Ospitalieri, con il compito di riconquistare ai vivi e alla Fede nuove terre, nel Mediterraneo. Navigare necesse est. Spero che questo Ordine possa, in futuro, anche bilanciare l'eccessivo potere che stanno maturando i corrotti Templari. Ma prima deve guadagnare gloria e prestigio, quello che, bisogna riconoscerlo, i Templari si sono guadagnati combattendo e liberando tante città, grazie alle molte leve di ingenui che lottano credendo di perseguire il Bene nell'Ordine (e in molti casi facendolo in effetti), ignorando le losche trame dei superiori.
Ed io, io sono la giuda spirituale di questa nuova formazione! Ho portato con me un pezzo di uranio verde luminoso, a ricordo della missione di recupero della S. Bomba, il pezzo della Vera Croce trovato nelle mie peregrinazioni, e mi sono avviato a Venezia, sede dell'Ordine.
Io, io inciterò questi uomini, uomini duri, uomini più avvezzi alle armi che al Crocifisso, più usi a confidare nelle proprie forze che in quelle del Signore, più usi al campo di battaglia che ai banchi della Chiesa, a convertire le loro forze nella direzione più Santa!

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Siamo rimasti a Venezia per alcuni giorni. Finalmente il Sanctum Imperium si è reso conto di quanti uomini duri stessero marcendo sottoutilizzati nelle milizie. Invece, noi ex truppe scelte possiamo giovare ancora molto alla Patria, all'Italia, pardon, all'Imperium.
Stavamo preparandoci alla nostra prima missione, la presa di Malta, quando si è presentato una sorta di nano deforme, cieco da entrambi gli occhi e catarroso, con una specie di lanterna verde in mano e una scheggia di legno al collo: ci è stato detto che si tratta di Fra Novella, eroe dell'Impero e nostro cappellano militare. Se quello è un eroe, lo sono anche i passerotti di piazza San Marco: non è molto più robusto, e per inciso è anche pazzo.
Fermandosi ogni due per tre a sputare sangue (pure malato!), ci ha rifilato un sermone su quanto dobbiamo sentirci onorati perché scelti da Dio per portare la Buona Novella a chi non la conosce, e a dare la pace ai morti, e menate varie. Tre ore di predica, di cui avremo capito un decimo ad essere generosi. Questo tizio sembra più nocivo agli alleati che se lo devono ascoltare che ai nemici, comunque dicono che sia una sorta di Santo, e che abbia le visioni.
Se serve.
Tanto, a giudicare dal sangue che sputa, durerà poco, anche se riusciremo a tenergli le chiappe al sicuro dai morti.

La mattina dopo, siamo partiti alla volta di Malta. Io e i miei compagni del Gruppo di Comando ci siamo trovati, con la nostra brigata, su una delle Galeazze. Ci sentivamo un po' Argonauti: dal tempo del Grande Risveglio, i mari non sono molti percorsi, e nessuno sa bene che cosa vi si potrà trovare. Del resto, “memento audere semper” era il nostro motto, sin dai tempi della X Mas, ed è tempo di strappare quell'isola italiana ai dannati inglesi, vivi o morti che li troviamo.
Il viaggio non fu tranquillo. Un mostro pauroso, probabilmente un Capodoglio morto e rinato, attaccò una delle Galeazze, facendola a pezzi e divorando tanti compagni d'arme. Ci mancavano solo i mostri marini: questo potrà essere un problema logistico, nel momento in cui dovremo mettere in comunicazione le varie isole che avremo conquistato. L'ordine dovrà dotarsi di cariche di profondità: non vedo altro modo di debellare questi mostri. Già un umano morto è duro da buttare giù, figuriamoci una balena.
Ad ogni modo, arrivammo senza ulteriori intoppi in vista di Malta, in una mattina di densa nebbia. Tanto meglio: chiunque fosse lì, non ci avrebbe visti arrivare. Certo, nel caso non fossero rimasti che morti (e ciò mi appariva probabile) ciò non aiutava molto, ma ad ogni modo almeno non avrebbero potuto spararci eventuali morti intelligenti.
Facile pensare che ne avremmo trovati: Fra Novella aveva avuto una visione, affermando che avremmo trovato ad aspettarci “un'incarnazione di Satana”. Un Diabolicus, dico io, ma lui non può affermarlo, perché per la Chiesa ufficialmente non esistono, e ad ogni modo è meglio che gli uomini comuni non sappiano certe cose. Noi abbiamo le palle e possiamo sostenere il peso, ma tre quarti della popolazione, compresi quelli che hanno scritto “maschio” sulla carta d'identità, è composta da donnicciole impaurite, come si è visto nel luglio '43.
Ernesto Paternò, il capo militare degli Ospitalieri, ha convocato me e gli altri del Gruppo di Comando per affidarci un compito pericoloso e pertanto di grande onore: probabilmente sa che siamo i migliori. Saremo noi, con la nostra sola Galeazza, a sbarcare a Malta per primi e a verificare la situazione. Poi, con razzi verdi o rossi, segnaleremo il via libera o meno.

Per prima cosa, abbiamo pensato di prendere Fort Manoel, sull'Isola Manoel che domina il porto: un luogo strategico nell'iperfortificata isola.
Nella nebbia, avanzavamo quasi alla cieca, aiutandoci con frecce incendiarie, così quasi d'improvviso ci siamo ritrovati in una sorta di canale in mezzo a due navi da guerra inglesi, di cui una arenata. Nemmeno il tempo di capire la distanza dalla terra, siamo stati abbordati da un pugno di morti, fra cui due Feroces. Subito, io e il mio più fidato luogotenente, Fratello Ruggiero, ci siamo lanciati su uno dei due, mentre un altro colosso dell'ordine affrontava il secondo. Rapidamente riuscimmo ad avere la meglio sul nostro avversario, facendolo a pezzi con le spade e senza riportare danni anche grazie alle armature (incredibile come questi affari di tecnologia medievale in certi casi servano molto più di una moderna Beretta). Gli altri due avevano difficoltà maggiori, anche per via del goffo intervento di Fratello Raffaello, forse poco uso a combattere sul ponte di una nave. In breve, comunque, i morti furono resi inoffensivi.

Ma, certo, non sono il principale ostacolo che troveremo.
Nemmeno il tempo di rinfoderare le spade, sentii rimbombare nella testa una voce potente: “Andatevene, o morirete tutti”, intimava.
Non lo faremo, certo. Gli Italiani veri non fuggono, il pericolo è onore. Ma quel pazzo di Novella forse non aveva tutti i torti a farneticare di un'incarnazione di Satana. Su quest'isola si nasconde qualcosa di potente. E pericoloso.