domenica 28 ottobre 2012

Le accattivanti donne di Creta


Il Signore è un giudice a volte lento, ma inflessibile: presto o tardi, la mercede per atti e pensieri peccaminosi colpisce i rei. Più inflessibile che con gli infedeli, è con gli ipocriti, sepolcri imbiancati che celano sotto la Croce un cuore impuro. Eppure, allo stesso tempo Egli è amore, e concede a chi si fida di Lui l'opportunità del riscatto.
Quando ero giunto a Malta, subito avevo dubitato della fede di molti degli Ospitalieri, e lo stesso Convento della Rasata destava sospetti: puntualmente, il Signore ha usato le stesse inclinazioni al peccato per perdere chi a loro era soggiaciuto.
La mattina dopo l'incontro con i Germani, Fratello Ruggero si mosse per incontrare i nuovi alleati con alcuni medici e pochi fidati, fra i quali spiccava Fratello Giocondo (più che fidato, non sarebbe stato fidato lasciarlo al forte); andammo anche io e Antonio Maria Accobelli, nella speranza di riportare all'ovile le pecorelle smarrite teutoniche.
Il viaggio proseguì senza problemi particolari: incontrammo il Colonnello ed alcuni soldati nello stesso luogo dove li avevamo trovati il giorno precedente ed essi ci guidarono nel loro baluardo segreto, un villaggio ben nascosto e ben fortificato. Nonostante temessero imboscate da parte di cani morti tricipiti (orrori creati dal fantomatico Minosse) o dai sagittiferi sudditi del pagano, arrivammo senza problemi.
Nel corso della serata, mentre i medici curavano alcuni dei soldati, guadagnammo la fiducia dei tedeschi; Accobelli, oltre alla fiducia, guadagnò anche un'eccellente arma, un Sturmgewehr 44 di fattura tedesca, che decorato di emblemi sacri avrebbe di sicuro contribuito alla diffusione della Fede.
La mattina dopo, ripartimmo alla volta del forte, accompagnati da una ventina di Germani.

Giunti al punto di osservazione, notammo una funesta spira di fumo levarsi dal forte. Corremmo: la porta era stata divelta, orme mostruose si trovavano nel cortile. Nessuno dei nostri sembrava essere rimasto, benché pochi fossero di resti di morti. Tra questi, spiccava il Priore lasciato da Ruggero al comando del forte: era stato crocefisso.
Del resto, anche degli invasori non c'era traccia. Ci mettemmo alla ricerca di eventuali sopravvissuti, e finalmente ne trovammo uno, nell'antica cripta dove era stato sepolto il Peloponnesiaco Morosini. Egli era ferito, condannato alla morte, ma riuscì a raccontarci l'agghiacciante storia della caduta del forte: donne avvenenti, figura del peccato e del Demonio, si erano presentate alle porte, implorando di essere lasciate entrare. Invece di cacciarle con vilipendio, o almeno di rinchiuderle in una sala, i militi cedettero ai desideri dei sensi e si diedero al buon tempo con esse. Mal gliene incolse! Le meretrici versarono veleno o sonnifero nelle bevande, poi aprirono le porte dall'interno ai loro alleati, ed anche ad un essere mostruoso, composto di molti morti quasi fusi assieme, che seminò la devastazione nel forte. Non era il solo abominio: c'erano i temuti cani a due teste, morti, ed altri esseri mascherati che non cadevano nonostante gli spari, quelli che i Germani chiamavano gli Immortali: probabilmente, morti controllati dal Demonio Minosse. Quasi tutti gli Ospitalieri, però, non erano stati uccisi, ma imprigionati e portati via.
In tutta questa devastazione, il Signore volle mandare un segno, un incitamento a non desistere, a credere in Lui. In punto di morte, dilaniato dal dolore, il milite si dichiarò pentito di aver soggiaciuto ai suoi istinti peccaminosi: se c'è lo spiraglio del pentimento, tutto è possibile. Lo assolsi.
Poi impugnai un ancora più tangibile segno del volere divino: lo Stocco Papale, sacra arma che si trovava incistata nelle mani dell'antico Doge e difensore della cristianità, e che ora per decreto del Signore passava nelle mie mani, per una nuova lotta Santa. Egli ci indicava la via: non bastava la Fede, non bastava la forza, ma forza e Fede dovevano unirsi nella riscossa! Levai alta la mia arma: con essa, e con l'ausilio di mitragliatrici, bombe, cannoni, shotgun e autoblindo avremmo liberato l'isola! Così mi diceva il cuore!
Innanzi tutto, eravamo in dovere di liberare i Fratelli prigionieri: forse anche nei loro cuori era germogliato il pentimento, e ora avrebbero lottato con Fede. Allo stesso tempo, dovevamo mantenere il presidio del forte, in vista dell'arrivo dei rinforzi da Malta, ed anche per non perdere le navi, che non erano state toccate. Ci dividemmo, e fu una fortuna che i Germani volessero mantenere l'impegno assunto con noi anche ora che avevamo poco da dare con loro.
Anzi, tutti, Ospitalieri ed eretici, chiesero di partecipare alla missione più pericolosa, la liberazione dei confratelli: la scelta non fu facile. Alla fine, Fratello Ruggero e il Colonello scelsero una piccola truppa di una decina di valorosi: fra costoro, io con il mio stocco, Antonio Maria Accobelli con il suo mitra, Fratello Giocondo con le sue bombe e le molotov che preparò all'uopo.
Partimmo a marce forzate, confidando che una truppa di centinaia di uomini, con almeno cento prigionieri e un mostro al seguito, non potesse che marciare lentamente. Li raggiungemmo a notte, mentre erano accampati.
Ricordate quando ho scritto che il Signore concede a chi si fida di lui l'opportunità del riscatto? Non è detto che costoro si salveranno, ma non moriranno in catene: nella peggiore delle ipotesi, lottando contro i pagani per la Cristianità, mentre cercheremo di liberarli.
Non c'è modo migliore per accedere al Paradiso.

martedì 23 ottobre 2012

Sia fatta la tua lode...


Rinfrancato lo spirito dei soldati con la predica, la benedizione, i sacri decori e le messe (inspiegabilmente Fratello Ruggero impedì di cantare la nostra letizia e lode ad Iddio suonando le campane), era tempo di uscire per una ricognizione, anche perché un riflesso ci aveva rivelato di essere osservati. Ma io ero fiducioso: se ci osservavano, dovevano essere senzienti; se erano esseri senzienti, dovevano essere vivi; se erano vivi, avrebbero potuto essere tedeschi, dunque cristiani e potenziale aiuto contro i turchi. Dovevamo però accertarci che non fossero infedeli.
Ruggero, Giocondo, io e Accobelli (per portare la Parola del Signore) ci avviammo con sei soldati verso il luogo dove avevamo visto balenare il riflesso.
Ai nostri strateghi militari non venne in mente che chi ci aveva osservato potesse presidiare la zona, e pochi minuti dopo essere arrivati avevamo una decina di fucili puntati contro ed un uomo anziano, con una divisa tedesca da colonnello, che avanzava verso di noi. Il Signore, però, aiuta chi combatte per la Sua gloria: le intenzioni dei tedeschi non erano ostili.
Certo, erano eretici protestanti, tanto è vero che non mostrarono il dovuto rispetto per la mia autorità, preferendo conversare con l'autorità militare, nella persona di Fratello Ruggero. Costoro sembravano all'oscuro di cosa fosse accaduto negli ultimi anni fuori da Creta, e bisogna ammettere che Ruggero fu abile a guadagnarsi la loro fiducia e la loro alleanza. Si trattava, infatti, dei paracadutisti tedeschi qui venuti a conquistare l'isola prima del Gran Giorno: truppe sceltissime, che, avendo combattuto per la propria vita per lunghi anni su quel suolo, conoscevano a menadito ogni anfratto di Creta.
Apprendemmo da loro che i Turchi non erano l'unico problema di Creta: proprio nell'antica città di Cnosso si era sistemato un folle pagano, che si faceva chiamare Minosse e pretendeva sacrifici. Ciò che più era strano, però, era che i morti non attaccavano la comunità che si era raccolta intorno a lui: questa è virtù degli inviati di Satana, proprio come quello che gli Ospitalieri avevano trovato a Malta, e che faceva addirittura collaborare uomini e morti sottoposti al suo volere. Un avversario duro, da affrontare – a quanto si diceva fra le truppe – con grandissima cautela e solo dopo essersi assicurati che Fratello Giocondo fosse impegnato altrove.
Con i tedeschi, prendemmo l'accordo di rivederci il giorno successivo: noi avremmo fornito loro un medico e medicine, loro un sostegno bellico per la ripresa di Creta. Ci sarebbero stati utili, così come noi lo saremmo stati a loro e, ciò che più conta, forse saremmo riusciti a farli ravvedere dal loro errore, riportandoli fra le fila della Santa Romana Chiesa.